La Self-Determination Theory: dalle basi teoriche alle applicazioni contemporanee in educazione, salute e tecnologia
- 4 feb
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Articolo scritto in collaborazione con @evuzlab
Che cos’e la SDT?
La Self-Determination Theory (SDT) è una teoria scientifica della motivazione umana sviluppata da Edward Deci e Richard Ryan negli anni ’80 e oggi considerata uno dei modelli più solidi nella psicologia contemporanea (Ryan & Deci, 2000; Deci & Ryan, 2012).
Riprendendo ciò che affermano gli autori nell'articolo “Self-determination theory: A macrotheory of human motivation, development, and health” del 2008, “La Self-Determination Theory si concentra sui tipi, piuttosto che sulla quantità, di motivazione, con particolare attenzione alla motivazione autonoma, alla motivazione controllata e alla motivazione come predittori di performance, relazioni e benessere.”
Quando le persone sono motivate in modo autonomo, agiscono per sincero interesse o perché si identificano pienamente con il valore dell'attività; questa esperienza di volontà e autoaffermazione favorisce la salute psicologica e il benessere duraturo . Al contrario, la motivazione controllata (che nella traduzione italiana, definirei quasi forzata) deriva da pressioni esterne (ad esempio, ricompense, punizioni) o da motivi introiettati come il senso di colpa o l'inflazione dell'ego; è percepita come una pressione a pensare, sentire o comportarsi in modi particolari
E quindi, come possiamo favorire e stimolare la motivazione intrinseca, quella che nasce dall’interesse specifico del singolo? Secondo la SDT, tutte le persone, indipendentemente da età, cultura o contesto, hanno tre bisogni psicologici fondamentali che devono essere soddisfatti per funzionare bene, crescere e stare in salute:
Autonomia → sentirsi agenti delle proprie azioni, avere voce nelle scelte.
Competenza → percepirsi efficaci, capaci, in grado di affrontare le sfide.
Relazione → sentirsi connessi, sostenuti e riconosciuti dagli altri.
Quando questi bisogni sono soddisfatti, emergono motivazione intrinseca, benessere, creatività e apprendimento profondo. Quando vengono ostacolati, aumentano stress, burnout, demotivazione, comportamenti disfunzionali.
Dal controllo all'autonomia: comprendere il continuum motivazionale
La Self-Determination Theory non si limita a distinguere tra motivazione intrinseca ed estrinseca, ma propone un continuum che articola diversi gradi di internalizzazione della motivazione (Ryan & Deci, 2000). Al polo più controllato troviamo la regolazione esterna, in cui il comportamento è completamente guidato da ricompense o punizioni esterne. Procedendo verso forme più autonome, incontriamo la regolazione introiettata, caratterizzata da pressioni interne come il senso di colpa o il bisogno di approvazione. La regolazione identificata rappresenta un passaggio cruciale: l'individuo riconosce il valore personale dell'attività, anche se questa non è intrinsecamente piacevole. Al livello successivo, la regolazione integrata si verifica quando il comportamento diventa pienamente coerente con i propri valori e identità. Infine, al polo opposto rispetto al controllo esterno, si colloca la motivazione intrinseca, in cui l'attività è svolta per il puro piacere e interesse che genera (Deci & Ryan, 2012).
Questa distinzione non è meramente teorica: le ricerche dimostrano che le forme più autonome di motivazione predicono maggiore persistenza, performance di qualità superiore e benessere psicologico (Ryan & Deci, 2000). Comprendere questo continuum è essenziale per progettare interventi efficaci in ambito educativo, organizzativo e sanitario, poiché suggerisce che anche quando la motivazione intrinseca non è possibile, sostenere l'internalizzazione può comunque generare benefici significativi.
Contesti che nutrono vs contesti che controllano
I bisogni psicologici di autonomia, competenza e relazione non operano nel vuoto, ma sono profondamente influenzati dal contesto sociale in cui le persone vivono, studiano e lavorano (Ryan & Deci, 2000). La ricerca ha identificato due modalità contrapposte attraverso cui gli ambienti sociali possono influenzare la soddisfazione di questi bisogni: il supporto all'autonomia e il controllo (Deci & Ryan, 2012).
I contesti che supportano l'autonomia sono caratterizzati da diverse pratiche chiave: offrono scelte significative, forniscono razionali comprensibili per le richieste formulate, riconoscono le prospettive e i sentimenti degli individui, e minimizzano l'uso di pressioni esterne (Van den Broeck et al., 2016). Al contrario, i contesti controllanti impongono comportamenti attraverso ricompense, punizioni o pressioni temporali, ignorando i bisogni e le preferenze individuali. Questa distinzione è fondamentale perché le meta-analisi dimostrano che i contesti supportivi promuovono motivazione autonoma, benessere e performance sostenibili, mentre quelli controllanti generano compliance superficiale accompagnata da costi psicologici significativi (Ntoumanis et al., 2021).
Un aspetto cruciale è che il supporto all'autonomia non significa assenza di struttura o permissivismo. Al contrario, gli ambienti più efficaci combinano elevato supporto all'autonomia con chiare aspettative e feedback costruttivi sulla competenza (Deci & Ryan, 2008). Questa combinazione crea le condizioni ottimali per la crescita personale e il funzionamento ottimale.
Perché parlare oggi di Self-Determination Theory?
Negli ultimi anni la SDT sta vivendo una nuova stagione. Non è più solo un modello per capire la motivazione individuale: oggi guida il design di ambienti educativi, organizzativi e digitali che sostengono il benessere umano. La sua forza? L’idea che i tre bisogni psicologici precedentemente elencati (autonomia, competenza, relazione) siano essenziali per crescere, apprendere e lavorare bene.
SDT nei contesti educativi: la motivazione che fa la differenza
Attraverso un’indagine qualitativa condotta su un campione di 155 insegnanti curricolari di una scuola secondaria italiana, la psicologa Sara Gemani (2023) ha rinforza l’idea che “la soddisfazione dei bisogni è associata positivamente alla motivazione intrinseca e alla soddisfazione lavorativa” . I risultati della ricerca hanno evidenziato che la motivazione intrinseca degli insegnanti è fortemente correlata alla soddisfazione del bisogno di relazione con gli studenti; ancor di più rispetto alla correlazione della stessa motivazione intrinseca con il bisogno di relazione con i colleghi e con i bisogni di autonomia e competenza. Questo è particolarmente rilevante poiché la motivazione intrinseca è collegata alla capacità degli insegnanti di adottare uno stile di insegnamento che sia coinvolgente per gli studenti, supportando il processo di apprendimento.
Allo stesso tempo, la motivazione intrinseca è associata positivamente a un miglior apprendimento e al benessere degli studenti. Secondo la SDT, questo processo è favorito quando i bisogni psicologici di base degli studenti ricevono il giusto supporto, tra questi, il contesto sociale. Il contesto sociale scolastico gioca un ruolo decisivo nella motivazione degli studenti. Le ricerche mostrano che la qualità delle relazioni con insegnanti e compagni contribuisce a costruire un forte senso di appartenenza, che a sua volta sostiene la motivazione autonoma e la capacità di autoregolarsi nello studio. Quando gli studenti percepiscono un clima relazionale positivo, si sentono più competenti, coinvolti e responsabili del proprio apprendimento.
Questo effetto non riguarda solo il benessere emotivo, ma si estende anche ai risultati scolastici. Meta‑analisi recenti (Korpershoek et. al., 2020) evidenziano che un ambiente relazionale supportivo predice migliori performance accademiche, minori comportamenti problematici e una maggiore persistenza negli obiettivi. In altre parole, la scuola non è solo un luogo di trasmissione di contenuti: è un ecosistema motivazionale in cui le relazioni diventano un vero fattore di successo.
SDT e sostenibilità alimentare: motivazioni che cambiano i comportamenti
Le ricerche più recenti mostrano che le scelte alimentari sostenibili non dipendono solo dalla conoscenza o dalla pressione sociale, ma soprattutto dalla qualità della motivazione che le sostiene (Caso et al., 2024). Studi che integrano la Self‑Determination Theory con i modelli del comportamento alimentare evidenziano che gli studenti universitari che agiscono per valori interiorizzati – e quindi con motivazione autonoma – adottano con maggiore costanza abitudini alimentari sostenibili, come l’adesione a modelli dietetici più equilibrati e rispettosi dell’ambiente.
Al contrario, quando le scelte sono guidate da pressioni esterne, ricompense o senso di obbligo, i comportamenti risultano più fragili e meno duraturi. L’amotivazione, infine, rappresenta un ostacolo significativo: senza un senso di scopo personale, anche le intenzioni più virtuose tendono a dissolversi.
Oltre l'alimentazione: SDT e comportamenti pro-ambientali
Mentre la ricerca sulla sostenibilità alimentare ha dimostrato l'efficacia della Self-Determination Theory nel promuovere scelte nutrizionali più responsabili (Caso et al., 2024), l'applicazione della teoria si sta estendendo a un più ampio spettro di comportamenti pro-ambientali. Le ricerche emergenti suggeriscono che i principi della SDT possono essere applicati efficacemente alla promozione di pratiche sostenibili come il riciclo, la riduzione dei consumi energetici, l'uso di mezzi di trasporto eco-compatibili e la riduzione degli sprechi.
Un elemento chiave emerge in modo consistente: i comportamenti ambientali sostenibili sono più stabili e duraturi quando sono supportati da motivazione autonoma piuttosto che da pressioni esterne o senso di obbligo (Howard et al., 2025). Questo ha implicazioni importanti per la progettazione di campagne di sensibilizzazione ambientale e politiche pubbliche. Invece di fare affidamento principalmente su incentivi economici (che generano motivazione controllata) o appelli moralistici (che possono attivare senso di colpa e regolazione introiettata), interventi più efficaci potrebbero focalizzarsi sul supportare l'internalizzazione dei valori ambientali e la connessione personale con la natura.
Alcuni studi stanno esplorando come specifiche pratiche possano facilitare questo processo: fornire informazioni che aiutano le persone a comprendere il significato personale e collettivo delle loro scelte ambientali (supporto all'autonomia), creare opportunità per sviluppare competenze concrete in pratiche sostenibili (supporto alla competenza), e costruire comunità di pratica che favoriscano il senso di appartenenza a un movimento più ampio (supporto alla relazione). Questa applicazione della SDT agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite rappresenta una delle direzioni più promettenti per il futuro della teoria (Howard et al., 2025).
SDT e tecnologie: verso un design che sostiene il benessere
Non solo sistemi scolastici ed educativi: di recente, la Self‑Determination Theory sta diventando un riferimento centrale nel mondo della tecnologia e dell’HCI (Human Comouter Interaction), offrendo una lente critica per ripensare il rapporto tra utenti e sistemi digitali.
Una rassegna del 2024 pubblicata su Interacting with Computers (Alberts, Lyngs, Lukoff, 2024) mostra che molte tecnologie per il cambiamento comportamentale falliscono perché privilegiano l’engagement a breve termine invece del sostegno alla motivazione autonoma. Gli autori evidenziano che questo genere di app e piattaforme generano dipendenza o abbandono precoce, mentre un design basato sulla SDT può favorire cambiamenti più stabili e interiorizzati. Gli autori mostrano che quando le tecnologie non supportano i bisogni psicologici di autonomia, competenza e relazione, gli utenti tendono ad abbandonare rapidamente gli strumenti o a sviluppare un rapporto disfunzionale con essi. Al contrario, un design che rispetta la SDT può favorire comportamenti più stabili, interiorizzati e orientati al benessere. Questo implica offrire scelte reali, feedback competenti, percorsi personalizzabili e un senso di connessione autentica con la comunità o con i professionisti coinvolti.
STD nei sistemi organizzativi
La STD sta trovando applicazioni sempre più rilevanti anche nei contesti organizzativi complessi, dove il benessere psicologico non è un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per la qualità del lavoro e la sostenibilità delle performance. Nel contesto sanitario, la meta analisi di Ntoumanis, N., et al. (2021) rivela che gli interventi basati sulla STD hanno prodotto degli effetti, con cambiamenti piccoli, ma impattanti, su ogni singola dimensione del costrutto stesso (quindi, autonomia, competenza e relazione) ed piccoli impatti positivi sulla salute fisica e psicologica dei partecipanti. In particolar modo, agire sulle componenti di supporto attivo e motivazione autonoma (e attenzione, non motivazione controllata) impattava positivamente sui cosiddetti “health behaviours”, ovvero i comportamenti target della SDT: attività fisica, alimentazione sana, astinenza dal tabacco, aderenza a trattamenti farmacologici e gestione autonoma del diabete (es. auto‑monitoraggio e cura quotidiana).
Nei contesti di lavoro dei white collar, evidenze provenienti da una grande azienda Fortune 500 mostrano che interventi di formazione rivolti ai manager, finalizzati a promuovere comportamenti di leadership orientati al supporto dell’autonomia, sono associati a un aumento della percezione di supporto all’autonomia da parte dei dipendenti, a una maggiore soddisfazione dei bisogni psicologici di base, nonché a livelli più elevati di motivazione autonoma e coinvolgimento lavorativo rispetto a gruppi di controllo. Risultati convergenti emergono anche da studi sperimentali su programmi di training per supervisori, nei quali l’insegnamento di pratiche quali l’offerta di scelte, la spiegazione delle ragioni alla base dei compiti e la valorizzazione delle opinioni dei dipendenti si traduce in miglioramenti significativi nella soddisfazione dei bisogni psicologici, nella motivazione autonoma e nella performance lavorativa. Inoltre, il documento evidenzia come la progettazione di contesti di lavoro più flessibili, ad esempio attraverso il lavoro da remoto o la flessibilità oraria, possa favorire esperienze di maggiore autonomia e soddisfazione dei bisogni, con conseguenze positive sulla motivazione e sugli esiti lavorativi (McAnally, & Hagger, 2024).
Dalla teoria alla pratica: interventi SDT nel settore sanitario
L'applicazione della Self-Determination Theory al settore sanitario ha prodotto risultati particolarmente promettenti, come evidenziato da una recente meta-analisi che ha esaminato 73 studi sperimentali condotti nel dominio della salute (Ntoumanis et al., 2021). Gli interventi basati sulla SDT hanno dimostrato effetti significativi, seppur di piccola-media entità, su tutte le dimensioni dei bisogni psicologici fondamentali: autonomia (d = 0.22), competenza (d = 0.27) e relazione (d = 0.17). Più importante ancora, questi cambiamenti nei bisogni psicologici si sono tradotti in miglioramenti misurabili nei comportamenti di salute target.
I risultati più consistenti sono emersi in specifici ambiti: l'attività fisica (d = 0.30), l'alimentazione sana (d = 0.28), l'astinenza dal tabacco (d = 0.24), l'aderenza ai trattamenti farmacologici (d = 0.26) e la gestione autonoma di condizioni croniche come il diabete (d = 0.31) (Ntoumanis et al., 2021). Un elemento distintivo degli interventi efficaci è l'enfasi sul supporto alla motivazione autonoma piuttosto che sull'uso di pressioni esterne o motivazione controllata. Questo approccio si è rivelato particolarmente efficace quando i professionisti sanitari sono stati formati per adottare uno stile comunicativo centrato sul paziente, che valorizza le sue prospettive, supporta le sue scelte informate e costruisce un'alleanza terapeutica basata sulla relazione (Ntoumanis et al., 2021).
Questi dati suggeriscono che investire nella formazione dei professionisti sanitari orientata alla SDT può rappresentare una strategia efficace per promuovere cambiamenti comportamentali duraturi nei pazienti, superando i limiti degli approcci tradizionali basati sulla semplice informazione o sulla prescrizione.
Le nuove direzioni della Self‑Determination Theory: dove sta andando la ricerca
La Self‑Determination Theory sta attraversando una fase di rinnovamento profondo, caratterizzata da un’espansione teorica, metodologica e applicativa che ne amplia la portata ben oltre i confini tradizionali della psicologia motivazionale. L’articolo di Howard, Bradshaw, & Ryan (2025) mette in luce una serie di direzioni di sviluppo che delineano il futuro della teoria. Sul piano concettuale, la SDT continua a rafforzarsi attraverso l’integrazione di nuove componenti, come la Relationships‑Motivation Theory, e il rilancio della Goal‑Contents Theory, che approfondisce il ruolo dei contenuti motivazionali nella qualità del funzionamento umano. Parallelamente, si stanno esplorando nuovi possibili bisogni psicologici, come novelty‑variety e benevolenza, considerati bisogni di enhancement capaci di arricchire il benessere senza necessariamente generare costi psicologici quando non soddisfatti.
La ricerca recente conferma inoltre l’ipotesi di specificità della motivazione, mostrando che la motivazione intrinseca varia in modo significativo tra discipline e contesti, aprendo interrogativi sulla trasferibilità dei processi motivazionali. Un’altra linea di sviluppo riguarda la validazione fisiologica dei costrutti SDT: studi basati su HRV, ERP e fMRI stanno collegando autonomia, competenza e relazione a processi neuro‑biologici misurabili, offrendo una comprensione più fine dei meccanismi motivazionali. Accanto a queste innovazioni, la teoria sta entrando nell’era della formalizzazione matematica attraverso modelli computazionali, che permettono di precisare definizioni, relazioni e predizioni, facilitando il dialogo con discipline come economia, data‑science e neuroscienze (Howard, Bradshaw, & Ryan, 2025).
La SDT si sta anche espandendo verso analisi macro‑sociali, grazie a dataset nazionali e internazionali come l’European Social Survey, che consentono di studiare l’influenza di cultura, politiche pubbliche e condizioni economiche sulla soddisfazione dei bisogni psicologici. Questa apertura si riflette nell’applicazione della teoria a temi socialmente complessi, come anti‑razzismo, intelligenza artificiale, compliance legale e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Per sostenere questa espansione, la ricerca sta sviluppando strumenti metodologici più agili, come misure brevi adatte a contesti in cui i questionari tradizionali non sono praticabili.
Sul piano applicativo, stanno emergendo interventi innovativi come il need‑crafting, che insegna alle persone a coltivare attivamente autonomia, competenza e relazione nella vita quotidiana, con effetti positivi su benessere e resilienza. Parallelamente, l’uso della Necessary Condition Analysis consente di identificare quali bisogni psicologici siano realmente indispensabili per il benessere nei contesti lavorativi, offrendo nuove evidenze sulla centralità dell’autonomia e della competenza. Infine, la teoria sta dialogando sempre più con modelli vicini, come ACT, Agency Theory, PSI, JD‑R e Achievement Goal Theory, contribuendo alla costruzione di un quadro motivazionale più ricco e integrato.
Nel complesso, la Self‑Determination Theory si sta trasformando in un framework interdisciplinare capace di spiegare e migliorare il funzionamento umano a livello individuale, organizzativo e sociale. Le nuove direzioni delineano una teoria più precisa, più aperta al confronto con altre discipline e più capace di incidere sulle grandi sfide del nostro tempo.
SDT e intelligenza artificiale: progettare tecnologie che rispettano i bisogni umani
Una delle frontiere più promettenti della Self-Determination Theory riguarda la sua applicazione allo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale e tecnologie emergenti (Howard et al., 2025). Mentre le tecnologie digitali tradizionali sono state ampiamente analizzate attraverso la lente della SDT, l'avvento dell'IA generativa, degli assistenti virtuali e dei sistemi di raccomandazione personalizzati pone nuove sfide e opportunità per l'applicazione di questa teoria.
Le prime ricerche suggeriscono che i sistemi di IA possono influenzare profondamente i bisogni psicologici degli utenti in modi sia positivi che negativi. Da un lato, sistemi di IA progettati secondo i principi SDT potrebbero supportare l'autonomia offrendo raccomandazioni trasparenti che lasciano agli utenti il controllo delle decisioni finali, fornire feedback competenti che rafforzano il senso di efficacia personale, e creare esperienze di interazione che simulano relazioni autentiche (Alberts et al., 2024). Dall'altro lato, sistemi che operano in modo opaco, che manipolano le scelte attraverso tecniche persuasive aggressive, o che sostituiscono il giudizio umano senza consenso esplicito rischiano di frustrare sistematicamente i bisogni psicologici fondamentali (Howard et al., 2025).
Un'area particolarmente critica riguarda l'uso dell'IA nei contesti educativi e lavorativi. Mentre i tutor virtuali basati su IA potrebbero potenzialmente supportare la competenza attraverso feedback personalizzati e adattivi, è fondamentale che questi sistemi siano progettati per complementare piuttosto che sostituire le relazioni umane significative, che rimangono centrali per la soddisfazione del bisogno di relazione (Howard et al., 2025). La sfida futura sarà sviluppare framework etici e linee guida progettuali che assicurino che l'IA amplifichi piuttosto che ostacoli il benessere umano, in linea con i principi fondamentali della SDT.
Le basi neurobiologiche della motivazione autonoma
Uno sviluppo particolarmente significativo nella ricerca contemporanea sulla Self-Determination Theory riguarda la validazione neurobiologica dei suoi costrutti fondamentali (Howard et al., 2025). Attraverso l'uso di tecniche di neuroimaging come la risonanza magnetica funzionale (fMRI), l'elettroencefalografia (EEG) e misure psicofisiologiche come la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), i ricercatori stanno iniziando a mappare i correlati neurali dell'autonomia, della competenza e della relazione.
Studi recenti hanno dimostrato che esperienze di soddisfazione dei bisogni psicologici sono associate a pattern specifici di attivazione cerebrale nelle regioni coinvolte nel reward processing, nella regolazione emotiva e nel processing sociale (Howard et al., 2025). Ad esempio, la soddisfazione del bisogno di autonomia è stata collegata all'attivazione della corteccia prefrontale ventromediale, una regione associata alla valutazione soggettiva e al decision-making autodeterminato. Analogamente, esperienze di competenza correlano con l'attivazione dello striato ventrale, parte del sistema dopaminergico della ricompensa, suggerendo meccanismi neurali condivisi tra la soddisfazione della competenza e il rinforzo positivo.
Questi progressi non sono puramente accademici: offrono la possibilità di sviluppare misure più oggettive e meno soggette a bias di risposta nella valutazione dei bisogni psicologici (Howard et al., 2025). Inoltre, la comprensione dei meccanismi neurobiologici sottostanti potrebbe informare lo sviluppo di interventi più mirati ed efficaci. Tuttavia, è importante sottolineare che questa linea di ricerca si trova ancora nelle fasi iniziali e richiede ulteriori studi di replica e validazione prima di poter trarre conclusioni definitive sui meccanismi neurali della motivazione autodeterminata.
Bibliografia
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