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TRAIETTORIE #2 : L'approccio Sistemico Relazionale: Quando il sintomo parla dei legami e dove le relazioni curano

  • 23 feb
  • Tempo di lettura: 8 min

Alessia Gioia, psicologa e psicoterapeuta in formazione.  


Introduzione  

Questo mese entriamo in un territorio tanto affascinante quanto quotidiano: la trama delle relazioni.  Quelle che ci formano, ci attraversano, ci sostengono e, talvolta, ci complicano la vita. 


L’approccio sistemico-relazionale ci invita a guardare l’individuo non come un’isola, ma come parte  di una rete viva di legami, dinamiche, comunicazioni e significati condivisi. Una lente che sposta il focus  dal “cosa non funziona in me” al “cosa sta accadendo tra noi”.  In questo numero troverai: 

  • Un racconto personale su cosa significhi formarsi come psicoterapeuta sistemico-relazionale;

  • Strumenti e risorse pratiche per approfondire l’approccio;

  • Una citazione ispirante, una vignetta clinica e un suggerimento di lettura; 

  • Uno spazio per partecipare, contribuire e far crescere la nostra community.


Benvenuta nel mondo delle relazioni che curano.


Racconto il mio mondo della psicologia 

Come è iniziato il mio percorso? 

Lo sviluppo non è mai un processo lineare. È fatto di avanzamenti e arresti, di passaggi silenziosi e di  momenti di rottura che costringono a riorganizzare ciò che pensavamo di sapere. Questo vale per le  persone che incontriamo nel nostro lavoro, ma anche per chi sceglie di fare della psicologia una  professione. 


Buongiorno a tutt*, mi chiamo Alessia Gioia e ho 26 anni. Mi sono abilitata alla professione di psicologa  nel 2023 ma, pur non esercitando ancora, sto proseguendo il mio percorso di formazione. Attualmente  lavoro come educatrice scolastica, un’esperienza che considero temporanea ma parte integrante del  mio cammino professionale.  


Il mio viaggio nel mondo della psicologia clinica è iniziato con un’intuizione semplice: le persone  cambiano attraverso le relazioni. Più osservavo dinamiche familiari, legami di amicizia, alleanze e  conflitti, più mi rendevo conto che non si può comprendere davvero un individuo senza considerare il  sistema di cui fa parte. 


Dopo la laurea magistrale – conseguita presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2023 – ho svolto il tirocinio post lauream presso il CTA – Centro di Terapia dell’Adolescenza, un luogo dove  la complessità relazionale è protagonista quotidiana. Qui ho visto come i sintomi degli adolescenti  parlano spesso il linguaggio dei loro sistemi familiari. Ho imparato che, quando un ragazzo porta un  “problema”, spesso sta esprimendo un equilibrio che la famiglia sta faticando a mantenere e in  particolare di quanto sia fondamentale, nel processo di cura, lavorare con tutto il sistema familiare. 


Nel febbraio 2025 ho conseguito l’abilitazione come psicologa e – dopo essermi ufficialmente iscritta  all’Albo A degli Psicologi della Lombardia – è iniziato un nuovo capitolo. 


La formazione come terapeuta sistemico-relazionale: in cosa consiste davvero questo  orientamento? 

Attualmente mi sto formando presso l’EIST – European Institute of Systemic-relational Therapies di  Bergamo (percorso iniziato a gennaio 2025), una scuola di specializzazione che si è fondata  sull'orientamento sistemico-relazionale. Un approccio che guarda alla persona non come a un’entità  isolata, ma come parte di sistemi più ampi — familiari, relazionali, sociali — all’interno dei quali prende  forma il disagio, ma anche la possibilità di cambiamento. 


Uno degli elementi centrali del modello EIST è il lavoro sulle semantiche, ovvero sui significati  condivisi che circolano nelle relazioni. Le semantiche non sono semplicemente le parole che  utilizziamo, ma il senso profondo che attribuiamo alle esperienze: ciò che una famiglia intende per  “essere forte”, “fallire”, “proteggere”, “amare”. Sono mappe invisibili che orientano i comportamenti,  spesso in modo inconsapevole, e che possono diventare sia risorse sia vincoli. Il lavoro terapeutico, in  questo senso, non consiste nel correggere le persone, ma nel trasformare i significati che tengono in  piedi certe dinamiche. 


L’orientamento sistemico su cui si basa l’EIST considera il sintomo come una forma di comunicazione:  qualcosa che emerge all’interno di una rete di relazioni e che ha una funzione, un senso, una storia. La  sofferenza non viene letta solo in termini individuali, ma come espressione di equilibri familiari,  transizioni evolutive, alleanze e ruoli che nel tempo si sono strutturati. In particolare, grande attenzione  viene data alle dinamiche familiari, non solo nel nucleo ristretto, ma anche nella famiglia estesa: i  nonni, le generazioni precedenti, le storie che continuano a “parlare” anche quando non vengono  nominate. 


In questa prospettiva, le relazioni non sono solo lo sfondo del disagio, ma diventano parte attiva del  processo di guarigione. Le stesse dinamiche che hanno contribuito all’insorgenza di una  psicopatologia possono, se rilette e riorganizzate, diventare risorse trasformative. Il lavoro terapeutico  si muove quindi tra passato e presente, tra ciò che è stato trasmesso e ciò che può essere ridefinito. 


Un altro aspetto caratterizzante del modello sistemico, e in particolare dell’approccio EIST, è l’uso delle  metafore. Le metafore permettono di avvicinarsi ai vissuti senza nominarli in modo diretto, offrendo  immagini che rendono i concetti più accessibili e profondi allo stesso tempo. Parlare per metafore  significa creare spazi di comprensione che non impongono interpretazioni, ma aprono possibilità di  senso nuove, spesso più rispettose e meno difensive. 


La formazione sistemica apre a diversi sbocchi professionali: dal lavoro clinico con individui, coppie e  famiglie, agli interventi nei contesti educativi, scolastici e psicosociali, fino al lavoro con gruppi ed  équipe. Specializzarsi in questo orientamento significa acquisire uno sguardo trasversale, capace di  adattarsi a contesti diversi, mantenendo come punto fermo l’attenzione alle relazioni e ai sistemi di  appartenenza. 


L’EIST rappresenta per me un contesto formativo ricco, rigoroso e profondamente umano: un luogo in  cui si impara a leggere i legami, a sostare nella complessità e a riconoscere come le storie individuali  siano sempre intrecciate a quelle collettive. 


Il mio ambito di lavoro 

Lavoro nel campo della psicologia clinica, con un’attenzione particolare ai sistemi familiari, ai  sottosistemi, ai confini, ai pattern comunicativi e alle dinamiche interattive. 


A tal riguardo, sto svolgendo il mio tirocinio di specializzazione presso Auxologico ICANS – Città Studi, in un ambulatorio dedicato ai disturbi alimentari e metabolici. Qui la lettura sistemica  diventa ancora più chiara: il corpo, il sintomo e la relazione parlano insieme. 


Ogni comportamento alimentare porta con sé una storia, un contesto affettivo, una serie di risposte  apprese all’interno dei legami più significativi. Lavorare con un’équipe multidisciplinare mi sta  insegnando quanto sia essenziale uno sguardo integrato: la biologia, la psicologia, la nutrizione, la  famiglia — tutto dialoga. 


Metodi e strumenti del mio lavoro 

Nel mio quotidiano utilizzo strumenti propri dell’approccio sistemico-relazionale, tra cui: 

  • Genogramma: Per esplorare le storie transgenerazionali e i modelli che attraversano le  generazioni. 

  • Ristrutturazione del significato: Per trasformare letture rigide che spesso alimentano  sofferenza. 

  • Domande circolari: Per aprire prospettive nuove e far emergere punti di vista inespressi.

  • Osservazione dei pattern comunicativi: Per cogliere ciò che si ripete, ciò che protegge e ciò  che blocca. 

  • Ipotesi triadica: Ipotesi che tenga in considerazione almeno tre soggetti, e che deve essere  perturbate ma plausibile 


Un consiglio per chi vuole approfondire 

Se vuoi entrare nel mondo sistemico-relazionale, ti suggerisco di partire da tre cose:  

Un libro

L’esperienza diretta

La curiosità verso le relazioni reali della tua vita

Lo trovi nella sezione extra

Seguire un terapeuta, partecipare a seminari, osservare una terapia  familiare. 

L’approccio sistemico si impara soprattutto  osservando ciò che accade tra le persone. 

Strumenti e Risorse 

Ecco alcune risorse utili se vuoi addentrarti nello sguardo sistemico-relazionale

Letture 

  • “Pragmatica della comunicazione umana” – Watzlawick, Beavin, Jackson: Fondamentale  per comprendere i modelli comunicativi e i livelli della relazione. 

  • Articolo open access: “Family Systems and Therapeutic Change”: Ottimo per introdurre la  logica dei sistemi e della complessità. 

Strumenti operativi 

  • Genogramma a tre generazioni: Utile nelle valutazioni iniziali e nel lavoro con famiglie, coppie  o giovani adulti.  

  • Test della doppia Luna: Un supporto per osservare triangolazioni, alleanze, confini, ruoli  impliciti. 

  • Podcast: “Systemic Thinking”: Episodi brevi che spiegano concetti chiave come il ciclo vitale, la  comunicazione paradossale e la co-costruzione del cambiamento. 

  • App: Reflectly o journaling guidato: Utile per aiutare i pazienti a osservare le dinamiche ricorrenti  nelle relazioni quotidiane. 

Libri consigliati 

  • Famiglie e terapia della famiglia - Salvador Minuchin:Testo fondamentale per chi vuole comprendere la famiglia come sistema relazionale. Minuchin  descrive in modo chiaro e pratico come le dinamiche familiari — confini, alleanze, gerarchie e  ruoli — influenzino il funzionamento individuale e la nascita dei sintomi. Il libro offre strumenti concreti per intervenire sui legami e riorganizzare le relazioni, ponendo al centro la famiglia  come luogo di cambiamento. 

  • Storie permesse, storie proibite – Valeria Ugazio:Libro fondamentale per comprendere le semantiche e come queste orientano le relazioni e i  comportamenti dei singoli soggetti e soprattutto le dinamiche familiari. Un classico  imprescindibile per comprendere i confini, le alleanze e l’organizzazione familiare. Scritto in  modo chiaro, ricco di esempi clinici e applicazioni pratiche. 

Caso Clinico

Una ragazza di 15 anni arriva in  consultazione con difficoltà alimentari. Parla poco, evita lo sguardo, dice solo: “Non ho fame”. Nei colloqui familiari emergono una  madre molto preoccupata e un padre  silenzioso. La ragazza diventa il centro  dell’attenzione, la “portatrice del sintomo”.  Durante una seduta, lei dice: “Quando  litigano, io non esisto. Ma quando sto male,  loro si fermano”.



Riflessione: 

A volte il sintomo è un modo doloroso ma efficace di ristabilire un equilibrio nel sistema. Spesso, però,  chi arriva in consultazione non è il “vero paziente, ma il paziente designato: cioè la persona che,  nella famiglia, si fa carico del problema presente e lo esprime attraverso un sintomo, diventando così il  portavoce di una difficoltà che riguarda l’intero sistema. 


Per questo motivo il sintomo non va semplicemente “tolto”: va compreso, perché parla il linguaggio  della relazione e racconta qualcosa di fondamentale su come il sistema familiare sta funzionando. 


Domande per il lettore: 

Quando hai sentito, nella tua storia, che una relazione ti ha cambiato? Quale dinamica o legame ti ha insegnato qualcosa su di te? 


Qual è una risorsa — libro, strumento o incontro — che ha influenzato profondamente il tuo  modo di lavorare? 



Ci sono pensieri che risuonano più forti di altri. In certi momenti, quando le parole mi mancavano, ho  trovato rifugio in alcuni pensieri che sembravano scritti apposta per me. Sono frasi che mi hanno aiutato  a guardare in faccia il mio dolore senza vergognarmi e a capire che non tutto ciò che si rompe deve  essere riparato nello stesso modo. Sono le frasi che mi hanno accompagnato in questo viaggio e che,  ancora oggi, mi ricordano il valore di saper ascoltare oltre la superficie. Le lascio qui, come piccoli punti  di riferimento che hanno guidato il mio viaggio:


“Non è il potere che distrugge ma l’idea di potere.” 

(Gregory Bateson) 


“Continuare a riparare una tazza rotta con colla invisibile non la renderà più intera, ma solo più fragile.” 

(Guida Psicologi) 


“La vita è un viaggio e non tutto merita un posto nella tua valigia.” 

(Guida Psicologi) 


“Non minimizzare il tuo dolore solo perché anche altri soffrono.” 

(Guida Psicologi) 

Concludendo

Il Valore dei Legami: Nessuno si Salva da Solo 

Le relazioni non sono semplicemente lo sfondo della nostra vita; sono la trama stessa di cui siamo fatti.  Ci formano, ci plasmano profondamente e, anche quando sono difficili, ci accompagnano nel nostro  percorso evolutivo come specchi necessari per capire chi siamo. 


L’approccio sistemico-relazionale ci insegna una verità fondamentale: nessuno di noi cresce o  guarisce in totale isolamento. Siamo nodi di una rete invisibile, e ogni cambiamento in un filo della  ragnatela fa vibrare tutti gli altri. È proprio questa interconnessione, questo "esserci insieme", che rende  il nostro lavoro di cura e di ascolto così prezioso. Non si tratta solo di analizzare un individuo, ma di  onorare la complessa danza di legami che lo ha reso ciò che è oggi.

 

Riconoscere l'importanza di questi fili che ci uniscono agli altri ci permette di trasformare le ferite del  passato in ponti per il futuro, ricordandoci che, se è vero che le relazioni possono ferire, è altrettanto  vero che è solo all'interno di nuove, sane relazioni che possiamo davvero ritrovarci. 


Siamo arrivati alla fine di questa riflessione. Ti ringrazio di cuore per aver dedicato il tuo tempo e la tua  attenzione a queste mie parole. Scrivere queste righe è stato per me un modo per mettere ordine tra i  pensieri e condividere un pezzetto di quel viaggio che, in fondo, stiamo facendo tutti: quello verso una  maggiore consapevolezza di noi stessi. 


Spero che questo articolo possa esserti stato utile, o magari ti abbia aiutato a guardare con occhi  un po' più “dolci” a quella "valigia" che porti con te.  


Grazie per aver camminato un po' insieme a me.

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