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Perché alcuni vivono il digitale con equilibrio… e altri ne restano intrappolati?

  • 10 dic 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Post scritto in collaborazione con @DOTT.SSA_AURORAANSALDO

Una lettura psicologica dei nostri legami con smartphone, social e ambienti digitali

Negli ultimi anni, la vita quotidiana si è intrecciata sempre più profondamente con la tecnologia. Non si tratta più soltanto di strumenti utili: smartphone e piattaforme digitali sono diventati compagni costanti, luoghi di relazione, spazi di espressione di sé. Il mondo online oggi non è un “altrove”, ma un’estensione autentica delle nostre esperienze.


Eppure, non tutti viviamo questo rapporto allo stesso modo. Alcune persone sembrano muoversi nell’ambiente digitale con leggerezza, consapevolezza e con chiari confini. Altre, invece, si ritrovano risucchiate in un uso compulsivo, spesso accompagnato da un crescente senso di dipendenza. Perché accade?


Lo studio recente di Duradoni e colleghi (2025) offre una prospettiva nuova e preziosa: l’idea che non siano solo ansia e depressione a influenzare il nostro rapporto con la tecnologia, ma anche aspetti più profondi e stabili della personalità. Si tratta di un cambio di paradigma importante, perché situa l’uso digitale all’interno di un sistema psicologico complesso, in cui emozioni, bisogni relazionali e tratti identitari giocano un ruolo centrale.


La personalità come lente per comprendere le dipendenze digitali

In passato, l’uso problematico di Internet veniva interpretato soprattutto come conseguenza di stress, umore depresso o difficoltà emotive (Pantic et al., 2017). Oggi sappiamo che questo è solo uno dei pezzi del puzzle.

Molte ricerche recenti mostrano che:

  • Impulsività,

  • Instabilità emotiva,

  • Bisogno di approvazione,

  • Difficoltà nella regolazione affettiva,

Sono tra i predittori più forti dell’uso disfunzionale delle tecnologie digitali (Zadra et al., 2016; Gervasi et al., 2017).

Le persone che faticano a modulare emozioni intense – come rabbia, frustrazione o vuoto – trovano nel digitale una via rapida e sempre accessibile per regolare il proprio stato interno. Lo smartphone diventa un “interruttore emotivo”.


L’instabilità emotiva, per esempio, può spingere a controllare compulsivamente notifiche o messaggi come modo per placare l’ansia o ottenere una gratificazione immediata (Guo et al., 2022). L’impulsività, d’altra parte, facilita comportamenti ripetitivi e scarsamente controllati, come scrollare senza fine o cercare continuamente stimoli nuovi.

Secondo Brubaker (2020), la hyperconnectivity digitale amplifica proprio questi tratti: se una vulnerabilità esiste, il digitale la rende più evidente, più espressa e più facilmente attivabile.


Il ruolo dei tratti narcisistici: il digitale come specchio e palcoscenico

Uno dei risultati più interessanti della ricerca riguarda la dimensione narcisistica. Non si parla solo del narcisismo “grandioso”, caratterizzato dalla ricerca di ammirazione, ma anche di quello fragile, legato a insicurezze profonde e oscillazioni dell’autostima. I social media, infatti, offrono ciò che la personalità narcisistica cerca maggiormente:

  • Feedback immediati,

  • Conferme rapide,

  • Visibilità,

  • Possibilità di controllare l’immagine di sé.

Vari studi mostrano come il bisogno di riconoscimento sociale – soprattutto quando collegato a tratti narcisistici – predica un uso più frequente, compulsivo e coinvolto dei social network (Billieux et al., 2015; Pantic et al., 2017). Come osservano Marengo e colleghi (2022), le piattaforme digitali rappresentano un “ecosistema ideale” per coloro che hanno un’immagine di sé fragile o instabile.


Negatività emotiva, distacco e disinibizione: quando il digitale diventa rifugio

Oltre alla dimensione narcisistica, Duradoni et al. (2025) evidenziano come altri tratti disfunzionali possano favorire un rapporto problematico con il digitale:

  • Negatività emotiva: chi vive spesso emozioni dolorose o percepisce il mondo come minaccioso può usare il digitale come forma di sollievo, fuga o distrazione.

  • Distacco relazionale: per chi fatica a stabilire legami profondi, le interazioni online risultano più gestibili e meno impegnative.

  • Disinibizione: bassa tolleranza alla frustrazione e scarsa pianificazione facilitano un uso impulsivo dei dispositivi.

In altre parole, lo spazio digitale diventa un rifugio, un ambiente protettivo in cui non ci si sente sopraffatti dalla complessità delle relazioni o delle emozioni reali (Fossati et al., 2024; Müller et al., 2021).


Digital Life Balance: l’equilibrio tra online e offline

Un altro contributo rilevante dello studio è l’introduzione del concetto di Digital Life Balance (DLB), che misura quanto una persona senta di mantenere un equilibrio sano tra vita digitale e vita reale (Duradoni et al., 2022). Quando i tratti disfunzionali aumentano, questo equilibrio tende a compromettersi.  Le persone riferiscono:

  • Difficoltà a “staccare”,

  • Pensieri intrusivi sullo smartphone,

  • Sonno disturbato,

  • Riduzione delle relazioni faccia a faccia,

  • Senso di dipendenza o sopraffazione.

In sostanza, la vita digitale non è più una scelta ma una necessità emotiva.


Cosa significa tutto ciò per la clinica?

Considerare l’uso digitale come espressione di dinamiche interne permette una comprensione più ricca e sfumata. La tecnologia, in questa prospettiva, non è la causa del disagio: è un amplificatore, un canale, un regolatore improvvisato. Disturbi di personalità, difficoltà emotive o bisogni relazionali insoddisfatti emergono e prendono forma attraverso:

  • Strategie di evitamento (Laier et al., 2018),

  • Tentativi di ridurre la tensione (Wu et al., 2016),

  • Ricerca compulsiva di stimoli o conferme.

Per questo motivo gli interventi più efficaci non riguardano solo la riduzione del tempo online, ma la comprensione delle funzioni psicologiche che il digitale sta svolgendo. Approcci terapeutici come DBT, Schema Therapy o ACT risultano particolarmente utili, perché lavorano su regolazione emotiva, impulsività e bisogni relazionali.


Conclusioni

L’articolo di Duradoni e colleghi (2025) offre un punto di vista essenziale in un’epoca in cui il digitale è parte integrante dell’identità e della vita quotidiana. Il messaggio centrale è chiaro: non è la tecnologia a determinare l’equilibrio o la dipendenza, ma il modo in cui essa interagisce con i nostri tratti psicologici più profondi. Comprendere questa interazione permette interventi più efficaci, un’educazione digitale più consapevole e una visione meno colpevolizzante dei comportamenti online. Il digitale, in questo senso, è uno specchio: riflette e a volte amplifica ciò che già abita dentro di noi.


Riferimenti Bibliografici 

Billieux, J., Maurage, P., Lopez-Fernandez, O., Kuss, D. J., & Griffiths, M. D. (2015). Can disordered mobile phone use be considered a behavioral addiction? Current Addiction Reports, 2(2), 156–162.


Brubaker, R. (2020). Digital hyperconnectivity and the self. Theory and Society, 49(5), 771–801.

Casale, S., Fioravanti, G., & Rugai, L. (2020). Narcissism and problematic social media use: The mediating role of self-esteem and social anxiety. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 23(8), 556–562.


Duradoni, M., Colombini, G., Barucci, C., Zagaglia, V., & Guazzini, A. (2025). Psychopathological correlates of dysfunctional smartphone and social media use: The role of personality disorders in technological addiction and Digital Life Balance. European Journal of Investigation in Health, Psychology and Education, 15(7), 136.


Duradoni, M., Serritella, E., Avolio, C., Arnetoli, C., & Guazzini, A. (2022). Development and validation of the Digital Life Balance (DLB) scale. Behavioral Sciences, 12(12), 489.


Fossati, A., Borroni, S., Somma, A., Krueger, R. F., & Markon, K. E. (2024). PID-5—Manuale e guida all’uso clinico della versione italiana. Raffaello Cortina Editore.


Gervasi, A. M., La Marca, L., Lombardo, E., Mannino, G., Iacolino, C., & Schimmenti, A. (2017). Maladaptive personality traits and Internet addiction. Clinical Neuropsychiatry, 14(1).


Guo, Z., Liang, S., Ren, L., Yang, T., Qiu, R., He, Y., & Zhu, X. (2022). Applying network analysis to understand relationships between impulsivity and social media addiction. Frontiers in Psychiatry, 13, 993328.


Hynes, M. (2024). Hyperconnectivity and its discontents.


Laier, C., Wegmann, E., & Brand, M. (2018). Avoidance expectancies in gaming disorder. Frontiers in Psychiatry, 9, 304.


Marengo, D., Settanni, M., & Montag, C. (2022). Excessive social media use and narcissism. Journal of Behavioral Addictions, 11(1), 1–16.


Müller, K. W., Werthmann, J., Beutel, M. E., Wölfling, K., & Egloff, B. (2021). Personality traits and gaming disorder. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(8), 3967.


Pantic, I., et al. (2017). Self-esteem oscillations, narcissism, and Internet addiction. Psychiatry Research, 258, 239–243.


Whiteside, S. P., & Lynam, D. R. (2001). The Five Factor Model and impulsivity. Personality and Individual Differences, 30(4), 669–689.


Wu, J. Y. W., Ko, H. C., Tung, Y. Y., & Li, C. C. (2016). Tension reduction and disinhibition in internet addiction. Computers in Human Behavior, 55, 851–855.


Zadra, S., et al. (2016). Internet addiction and personality disorders. Journal of Behavioral Addictions, 5(4), 691–699.


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