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Genetic Sexual Attraction (GSA): Attrazione, separazione e il confine con l'incesto: un'analisi critica

  • 6 apr
  • Tempo di lettura: 8 min

Introduzione

Nell'ambito della psicologia e delle scienze umane, pochi fenomeni risultano tanto controversi quanto la Genetic Sexual Attraction, comunemente nota con l'acronimo GSA. Si tratta di un'ipotesi che descrive l'insorgenza di una forte attrazione emotiva e sessuale tra parenti biologici che, separati durante l'infanzia, si ritrovano da adulti (Greenberg & Littlewood, 1995). Il fenomeno è stato documentato soprattutto nel contesto delle riunioni post-adozione, dove figli dati in adozione alla nascita incontrano per la prima volta i genitori o i fratelli biologici in età adulta.


Nonostante la GSA sia oggetto di dibattito tra psicologi, ricercatori e commentatori, rimane uno degli argomenti meno esplorati dalla letteratura scientifica peer-reviewed (Greenberg, 1993). Questo articolo si propone di tracciarne le origini, di esaminare le spiegazioni teoriche proposte, di confrontarle con il concetto di incesto e di valutarne criticamente lo statuto scientifico, con particolare riferimento allo studio più importante condotto sull'argomento.


Come nasce il termine

Il termine "Genetic Sexual Attraction" fu introdotto alla fine degli anni Ottanta da Barbara Gonyo, fondatrice del gruppo di supporto Truth Seekers in Adoption, con sede a Chicago (Hipchen, 2009). Gonyo aveva dato in adozione il proprio figlio alla nascita, e quando lo ritrovò — lui ormai adulto — sperimentò in prima persona una forte attrazione verso di lui. Il figlio non ricambiò l'attrazione, ma l'esperienza spinse Gonyo a raccogliere testimonianze simili all'interno della comunità degli adottati e delle famiglie biologiche separate.


Nel 1991 pubblicò il libro The Forbidden Love (Genetic Sexual Attraction), portando il fenomeno all'attenzione di un pubblico più ampio. Il termine fu ripreso e diffuso soprattutto nel mondo anglosassone, inizialmente nei circoli dell'adozione, e solo in seguito in ambito clinico e accademico (Dolfi, 2021).


«Le persone che sperimentano la GSA stanno avendo una risposta sostanzialmente normale a una situazione molto insolita.» 

— Greenberg (come citato in Dolfi, 2021)


Perché succede: le spiegazioni teoriche

Diverse ipotesi sono state avanzate per spiegare il meccanismo alla base della GSA, nessuna delle quali ha trovato conferma definitiva nella ricerca sperimentale (Greenberg & Littlewood, 1995).


Attrazione per la somiglianza genetica. Una delle spiegazioni più citate sostiene che gli esseri umani tendano naturalmente a essere attratti da chi condivide tratti fisici, intellettivi e psicologici simili ai propri (Mateo, 2022). Poiché la genetica influenza tutti questi aspetti, i parenti biologici presenterebbero un profilo di somiglianza particolarmente elevato — il cosiddetto phenotypic matching — che potrebbe tradursi in attrazione quando il vincolo familiare non è stato costruito attraverso la convivenza (Greenberg & Littlewood, 1995).


Il "mirroring". Molte persone coinvolte in riunioni post-adozione descrivono lo shock di riconoscere sé stesse nell'altro: stessi gesti, stessa voce, stessi interessi. Questo fenomeno di rispecchiamento può generare un senso di familiarità profonda e immediata che, in assenza di una storia condivisa, può essere confuso con l'attrazione romantica (Dolfi, 2021).


Il trauma dell'abbandono e il legame mancato. Alcuni clinici specializzati nell'adozione propongono che la GSA sia in parte l'espressione di un bisogno di legame rimasto insoddisfatto (Dolfi, 2021). La separazione precoce impedisce la formazione del normale attaccamento genitore-figlio o tra fratelli, lasciando un vuoto emotivo che, al momento del ricongiungimento in età adulta, cerca di colmarsi in forme che possono assumere connotazioni sessuali.


La chimica neurobiologica dell'innamoramento. Il ricongiungimento tra parenti biologici separati può innescare meccanismi neurochimici simili a quelli dell'innamoramento: rilascio di dopamina, ossitocina, noradrenalina (Aron et al., 2005). L'intensità emotiva del momento, unita alla novità della relazione e alla somiglianza percepita, può creare uno stato alterato che alcuni descrivono come "cadere innamorati".


L'Effetto Westermarck: l'immunità che non si sviluppa

Per comprendere la GSA è essenziale confrontarla con il suo contrario: l'Effetto Westermarck. Descritto per la prima volta dall'antropologo finlandese Edvard Westermarck alla fine dell'Ottocento, questo meccanismo indica che le persone che convivono strettamente durante i primi anni di vita — tipicamente tra zero e sei anni — sviluppano una naturale avversione sessuale reciproca (Westermarck, 1891). Si tratta, in pratica, di una forma di "imprinting inverso": la familiarità costruita nell'infanzia diventa un inibitore dell'attrazione sessuale.


L'effetto è stato confermato da studi su comunità di diverse culture. Uno dei casi più citati riguarda i kibbutz israeliani, dove i bambini cresciuti insieme nello stesso gruppo mostravano, da adulti, un'estrema rarità di matrimoni e attività sessuali tra loro, nonostante non vi fosse alcun divieto sociale esplicito (Greenberg & Littlewood, 1995). Studi analoghi condotti su matrimoni combinati taiwanesi tra bambini cresciuti come fratelli adottivi mostravano alti tassi di infedeltà e insoddisfazione, attribuiti proprio alla desensibilizzazione sessuale prodotta dalla convivenza precoce (Westermarck, 1891).


La GSA, quindi, può essere interpretata come l'assenza di questo meccanismo protettivo: chi non ha avuto contatti con un parente biologico durante l'infanzia non ha sviluppato l'avversione sessuale tipica della coabitazione, e si trova privo di quella "immunità" quando incontra il consanguineo da adulto (Greenberg & Littlewood, 1995).


GSA e incesto: una distinzione necessaria

Il dibattito sulla GSA si complica ulteriormente quando si affronta la sua relazione con il concetto di incesto. I due fenomeni vengono spesso sovrapposti, ma presentano differenze sostanziali sotto il profilo psicologico e biografico (Dolfi, 2021).


L'incesto, nella sua accezione tradizionale, avviene tipicamente tra persone che hanno condiviso un'infanzia insieme, spesso in contesti di abuso, coercizione o dinamiche di potere altamente disfunzionali. La GSA, invece, si manifesta per definizione tra persone che non hanno avuto alcun contatto durante l'infanzia e si ritrovano da adulti (Greenberg & Littlewood, 1995). Manca, quindi, il contesto di familiarità precoce e — almeno in linea teorica — il rapporto di potere asimmetrico tipico dell'abuso intrafamiliare.


Tuttavia, questa distinzione è stata criticata da diversi esperti, i quali sottolineano che nella pratica clinica i confini sono meno netti: si riconoscono spesso dinamiche di manipolazione, squilibri emotivi legati al trauma dell'adozione e una vulnerabilità psicologica che può rendere il consenso meno libero di quanto appaia (Dolfi, 2021). Inoltre, il fatto che la GSA abbia ricevuto un acronimo e una nomenclatura propria è stato criticato perché rischia di conferire al fenomeno una legittimazione — quasi medicalizzandolo — che potrebbe essere usata per giustificare comportamenti sessualmente abusivi.


Lo studio di Greenberg e Littlewood (1995): l'unica ricerca accademica

A oggi, lo studio più rigoroso e citato sulla GSA rimane quello condotto dai medici britannici Maurice Greenberg e Roland Littlewood dell'University College di Londra, pubblicato nel 1995 sul British Journal of Medical Psychology con il titolo Post-adoption incest and phenotypic matching: Experience, personal meanings and biosocial implications. Si tratta del contributo peer-reviewed più importante sull'argomento (Greenberg & Littlewood, 1995).


Greenberg era consulente del Post-Adoption Centre di Londra, e si era avvicinato all'argomento con scetticismo. Nel corso della ricerca, analizzò 34 casi riferiti al centro che coinvolgono attrazioni sessuali post-ricongiungimento tra parenti biologici separati fin dall'infanzia — fratelli adulti, coppie genitore-figlio — e condusse interviste cliniche con i soggetti coinvolti (Greenberg & Littlewood, 1995).


Lo studio documentò caratteristiche ricorrenti in questi casi: una rapida idealizzazione dell'altro, un impulso al contatto fisico compulsivo, una marcata fissazione olfattiva, e in diversi casi una progressione verso il contatto sessuale. Greenberg concluse che i soggetti coinvolti stanno vivendo una risposta sostanzialmente normale a una situazione molto insolita, sottolineando come l'assenza del legame costruito durante l'infanzia fosse il fattore chiave (Greenberg & Littlewood, 1995).


Uno dei casi riportati descrive una donna adottata (sposata con un uomo) che, al ricongiungimento con la sorella biologica, descrive un percorso progressivo: dalla necessità di vicinanza fisica, al bacio, fino al contatto genitale. L'interpretazione proposta era che si trattasse di un tentativo — distorto — di riprendere il legame interrotto alla nascita (Greenberg & Littlewood, 1995, come citato in Dolfi, 2021).


In uno studio precedente, lo stesso Greenberg (1993) aveva analizzato 40 casi clinici e intervistato 10 persone che dichiaravano di aver vissuto questa attrazione — includendo ricongiungimenti tra genitori e figli e tra fratelli, sia eterosessuali che omosessuali. Già in quella sede l'autore avvertiva che i risultati non potevano essere generalizzati, data la natura clinica e non sistematica della raccolta dati.


Le criticità: pseudoscienza o fenomeno reale?

Nonostante lo studio di Greenberg e Littlewood (1995) rappresenti un punto di riferimento imprescindibile, il suo stesso autore riconobbe che i risultati non potevano essere generalizzati, data la piccolissima dimensione del campione e la natura clinica e non sistematica dei dati. Queste limitazioni fanno sì che la GSA rimanga, dal punto di vista scientifico, un'ipotesi non verificata.


Le critiche mosse alla GSA dalla comunità scientifica e da commentatori indipendenti sono di diversa natura: Mancanza di ricerca empirica sistematica. Con un solo studio peer-reviewed di rilievo in trent'anni, la GSA è praticamente ignorata dalla ricerca accademica (Greenberg, 1993). Non esistono dati affidabili su quanto frequentemente si verifichi, su quali fattori la predispongano, né su come si differenzi nei vari tipi di ricongiungimento.


Il rischio di legittimare comportamenti abusivi. Diversi esperti di abuso sessuale e tutela dell'infanzia hanno espresso preoccupazione per il fatto che il termine GSA possa essere usato come giustificazione per relazioni incestuose (Dolfi, 2021). L'uso di un acronimo e di un linguaggio quasi clinico rischia di normalizzare situazioni che in molti casi coinvolgono asimmetrie di potere, trauma irrisolto e vulnerabilità psicologica.


La natura dei campioni. Sia i dati raccolti da Gonyo sia quelli di Greenberg (1993) provengono da persone auto-identificatesi come sperimentando la GSA o indirizzate a centri di supporto. Si tratta quindi di campioni fortemente selezionati, che non consentono di trarre conclusioni sulla prevalenza del fenomeno nella popolazione generale.


Il problema del consenso e del contesto. L'esperta di adozioni Catherine MacAskill ha osservato che i casi di GSA sembrano associarsi prevalentemente a incontri improvvisi e non pianificati, privi delle adeguate salvaguardie di un ricongiungimento preparato (come citato in Dolfi, 2021). Questo suggerisce che il contesto — e non solo la biologia — giochi un ruolo fondamentale nel determinare l'insorgenza di queste dinamiche.


Critica al termine stesso. La giornalista Amanda Marcotte ha definito la GSA una pseudo-scienza che le persone hanno usato per giustificare il proseguimento di relazioni malsane (Marcotte, 2016, come citato in Dolfi, 2021). Più in generale, la scarsità di basi empiriche ha portato molti ricercatori a trattare la GSA con estrema cautela a non riconoscerla come categoria diagnostica legittima.


Conclusioni

La Genetic Sexual Attraction si colloca in una zona di frontiera tra psicologia clinica, biologia evoluzionistica e riflessione etica. La sua esistenza come fenomeno esperienziale non è in discussione: le testimonianze raccolte, seppur aneddotiche, sono numerose e relativamente coerenti (Greenberg & Littlewood, 1995; Dolfi, 2021). Il problema è la mancanza quasi totale di ricerca scientifica rigorosa che ne studi la prevalenza, i meccanismi, le conseguenze e i fattori di rischio.


Lo studio di Greenberg e Littlewood (1995) resta un contributo prezioso proprio perché è l'unico ad aver affrontato il tema in forma accademica peer-reviewed, ma le sue limitazioni metodologiche ne circoscrivono fortemente la portata. La comunità scientifica non ha risposto con ulteriori indagini sistematiche, lasciando un vuoto che rischia di essere riempito da narrazioni non verificate o da usi distorti del termine a giustificazione di comportamenti dannosi.


Ciò che sembra certo è che i ricongiungimenti tra parenti biologici adulti separati nell'infanzia possono generare esperienze emotivamente intense e potenzialmente destabilizzanti, che richiedono un adeguato supporto psicologico (Dolfi, 2021). Educare professionisti e famiglie su questa possibilità — senza né patologizzarla né normalizzarla — appare il punto di equilibrio più responsabile in attesa che la ricerca scientifica fornisca risposte più solide.


Riferimenti

Aron, A., Fisher, H., Mashek, D. J., Strong, G., Li, H., & Brown, L. L. (2005). Reward, motivation, and emotion systems associated with early-stage intense romantic love. Journal of Neurophysiology, 94(1), 327–337. https://doi.org/10.1152/jn.00838.2004


Dolfi, M. (2021). Genetic sexual attraction in adoption reunion relationships. mariedolfi.com. https://mariedolfi.com/adoption-educational/genetic-sexual-attraction-in-adoption-reunion-relationships/


Greenberg, M. (1993). Post-adoption reunion: Are we entering uncharted territory? Adoption & Fostering, 17(4), 5–15. https://doi.org/10.1177/030857599301700403


Greenberg, M., & Littlewood, R. (1995). Post-adoption incest and phenotypic matching: Experience, personal meanings and biosocial implications. British Journal of Medical Psychology, 68(1), 29–44. https://doi.org/10.1111/j.2044-8341.1995.tb01811.x


Hipchen, E. (2009). Genetic sexual attraction and the creation of fatherhood: Making daddy (infamous) in The Kiss. The Journal of the Midwest Modern Language Association, 42(2), 5–22. https://www.jstor.org/stable/25674374


Mateo, J. M. (2022). Phenotype matching. In D. Pfaff & N. Volkow (Eds.), Neuroscience in the 21st century (pp. 5210–5211). Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-319-55065-7_1668


Westermarck, E. (1891). The history of human marriage. Macmillan.




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