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Traiettorie  #5: Neuropsicologia clinica: il ruolo del professionista tra lesioni cerebrali e demenze

  • 23 mag
  • Tempo di lettura: 6 min


Introduzione al tema del mese

Questo mese la nostra biblioteca si addentra in un territorio fatto di neuroni, ricordi e identità: il mondo della neuropsicologia clinica.


Parlare di cervello significa parlare di noi stessi — di come costruiamo la realtà, di come la ricordiamo, di come ci riconosciamo nel tempo. E quando queste funzioni vacillano, ciò che è in gioco non è solo una diagnosi, ma una storia di vita.


In questo numero esploriamo il lavoro del neuropsicologo tra lesioni cerebrali acquisite, demenze e quel territorio sospeso e delicato che è il Mild Cognitive Impairment: uno spazio in cui la prevenzione e l'accompagnamento diventano intervento terapeutico tanto quanto qualsiasi test standardizzato.


Troverai il racconto in prima persona di chi ha scelto questa professione per curiosità e l'ha abitata con cura, riflessioni sul lavoro in équipe multidisciplinare, strumenti clinici e spunti di lettura per chi vuole continuare a esplorare la relazione tra mente, cervello e persona.


Un invito, come sempre, a restare nella complessità — e a ricordarsi che dietro ogni funzione cognitiva c'è qualcuno che prova a ritrovarsi.


Buona lettura! The Developmental Library


Racconto il mio mondo della neuropsicologia

Buongiorno a tutt*,

Sono Agnese Del Rosso, una psicologa dell’area neuropsicologica, e il mio percorso nasce da una curiosità semplice ma potente: capire come il cervello costruisce ciò che siamo.


Ho frequentato  la triennale in Scienze Tecniche Psicologiche a Firenze, durante il cui ultimo anno ho scoperto questo mondo affascinante della neuropsicologia. Questo mi ha spinto a scegliere una magistrale estremamente specifica, quella in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica di Bologna (con sede a Cesena), dopo la laurea ho iniziato il mio tirocinio in ospedale, nel reparto di medicina riabilitativa. È stato lì che la teoria ha iniziato a prendere forma reale.


Non più solo funzioni cognitive studiate sui libri, ma persone: persone che avevano perso parole, ricordi, autonomia; persone che cercavano di ricostruire una quotidianità dopo una lesione cerebrale; familiari che provavano a orientarsi in una realtà improvvisamente cambiata.


È in quel contesto che ho compreso davvero cosa significa fare la neuropsicologa.


Allo stesso tempo una parte del tirocinio consisteva in attività di stimolazione cognitiva con persone con Mild Cognitive Impairment (MCI), una condizione che si colloca tra l’invecchiamento fisiologico e la demenza. È uno spazio delicato, sospeso, in cui è ancora possibile intervenire per rallentare il declino e promuovere un invecchiamento attivo attraverso la stimolazione cognitiva.


E forse è proprio qui il cuore del mio lavoro: non solo valutare o riabilitare, ma accompagnare.


Chi è il neuropsicologo e di cosa si occupa

Il neuropsicologo è un professionista che studia e interviene sulle relazioni tra cervello e funzioni cognitive, emotive e comportamentali.


Lavora principalmente con persone che presentano:

  • Lesioni cerebrali acquisite (ictus, trauma cranico, tumori cerebrali)

  • Malattie neurodegenerative (come le demenze)

 

(Parliamo di età adulta, per  quella evolutiva c’è molto molto altro)


Età adulta - Lesioni cerebrali acquisite:

Un ictus, un emorragia o un trauma possono alterare funzioni fondamentali come:

  • Linguaggio 

  • Memoria

  • Attenzione

  • Funzioni esecutive

  • Abilità visuo-spaziali

  • Comportamento

Il danno non è solo neurologico: è esistenziale. La persona deve riorganizzare la propria identità, e il neuropsicologo è parte attiva di questo processo.


Demenze e invecchiamento

Le demenze, tra cui la malattia di Alzheimer, quella più nota a tutt*, rappresentano una delle principali sfide sanitarie globali.


Secondo la letteratura scientifica, interventi precoci sul decadimento cognitivo (come nel MCI) possono rallentare la progressione e migliorare la qualità della vita.


In un contesto come quello italiano, caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, la neuropsicologia assume un ruolo centrale non solo nella cura, ma anche nella prevenzione.


Il ruolo del neuropsicologo in ospedale

In ambito ospedaliero, il neuropsicologo lavora all’interno di équipe multidisciplinari insieme a medici, fisioterapisti, logopedisti, fisiatri e terapisti occupazionali. Il suo contributo è fondamentale per:

  • Valutare il profilo cognitivo del paziente attraverso test e batterie standardizzate 

  • Contribuire alla diagnosi

  • Pianificare interventi riabilitativi personalizzati neuropsicologici (per le diverse funzioni cognitive)

  • Supportare ai pazienti e familiari

La letteratura evidenzia come un approccio multidisciplinare migliori significativamente gli esiti riabilitativi, soprattutto nelle fasi post-acute delle lesioni cerebrali.


Metodi e strumenti del lavoro neuropsicologico

Valutazione neuropsicologica:

In moltissimi casi è il punto di partenza. Attraverso test standardizzati il neuropsicologo analizza diverse funzioni cognitive:

  • Memoria (es. test di memoria verbale e visiva)

  • Attenzione

  • Linguaggio

  • Funzioni esecutive


Questi strumenti permettono di:

  • Identificare deficit specifici

  • Fare diagnosi differenziale

  • Monitorare l’evoluzione nel tempo


Competenze neurologiche

Il neuropsicologo deve conoscere:

  • Anatomia e funzionamento del cervello

  • Correlati neuroanatomici delle funzioni cognitive

  • Meccanismi delle patologie neurologiche

Questa integrazione tra psicologia e neurologia è ciò che rende la neuropsicologia una disciplina unica.


Riabilitazione e intervento

Gli interventi si basano su evidenze scientifiche e includono:

  • Stimolazione cognitiva (particolarmente efficace nelle demenze)

  • Training specifici per memoria, attenzione, funzioni esecutive

  • Strategie compensative (agenda, routine, supporti esterni)

  • Interventi psicoeducativi per pazienti e caregiver

Numerosi studi mostrano che la stimolazione cognitiva può migliorare o mantenere le funzioni cognitive e ridurre i sintomi comportamentali nelle demenze.


Caso clinico

Un uomo di 72 anni arriva in valutazione accompagnato dalla moglie.

  • “Dimentica le cose”, dice lei.

  • “È normale, ho la mia età”, risponde lui.

Durante il colloquio emerge qualcosa: difficoltà nei compiti di memoria a breve termine, ma con un quadro generale non estremamente compromesso, da intaccare la sua autonomia quotidiana (fattore discriminante per diagnosi di demenza!)


La valutazione neuropsicologica evidenzia un profilo compatibile con Mild Cognitive Impairment, quindi ancora non un quadro di demenza! 

Ma il lavoro non si ferma alla diagnosi.

La moglie appare stanca, preoccupata.

Lui alterna momenti di consapevolezza a negazione.


In questo spazio, il lavoro del neuropsicologo è duplice:

  • Cognitivo, attraverso interventi di stimolazione

  • Psicologico, attraverso supporto emotivo e adattamento alla diagnosi

Perché non lavoriamo solo con funzioni cognitive, ma con persone e con le loro relazioni.


Riflessione

Quando parliamo di memoria, non parliamo solo di una funzione cognitiva.


Parliamo di identità.

Quando questa vacilla, ciò che è in gioco non è solo “ricordare”, ma riconoscersi.

La neuropsicologia ci insegna che la cura non è solo recupero, ma anche adattamento, accompagnamento, dignità.


Strumenti e risorse

Letture Scientifiche

Strumenti Clinici

Interventi Evidence Based

Petersen et al. (2014) – Mild Cognitive Impairment

MMSE (Mini Mental State Examination)

Cognitive Stimulation Therapy (CST)

Clare & Woods (2004) – Cognitive training and rehabilitation in dementia

MoCA (Montreal Cognitive Assessment)

Training cognitivi individualizzati

Livingston et al. (2020) – Dementia prevention, intervention, and care (Lancet Commission)

Batterie neuropsicologiche standardizzate

Interventi psicoeducativi per caregiver


Domande per il lettore

  • Cosa significa per te “invecchiare bene”?

  • Quanto spazio diamo, nella nostra quotidianità, alla salute del cervello?


Conclusione

In una società che invecchia rapidamente, la neuropsicologia non è più una disciplina di nicchia, ma una necessità.

Comprendere il funzionamento cognitivo, prevenire il declino, accompagnare nelle fragilità: tutto questo fa parte del nostro lavoro.


Ma forse, ancora più profondamente, il nostro compito è un altro: restare accanto.


Quando le parole si perdono, quando i ricordi si fanno confusi, quando l’identità vacilla — esserci diventa il primo intervento terapeutico.


Concludendo questo mese…

Chiudiamo questo numero con un'immagine che forse dice più di molte definizioni: un uomo di 72 anni che dice "è normale, ho la mia età", e una moglie che lo accompagna, stanca e preoccupata, cercando parole per quello che vede.


La neuropsicologia nasce anche qui — in quello spazio tra la negazione e la consapevolezza, tra il deficit misurabile e la sofferenza relazionale che lo circonda. Valutare, riabilitare, stimolare: tutto questo fa parte del lavoro. Ma forse il gesto più profondo è un altro, quello che Agnese ha chiamato con una parola semplice: accompagnare.


In una società che invecchia rapidamente, interrogarsi su cosa significa prendersi cura del cervello — e di chi ci abita — non è una questione di nicchia. È una domanda che riguarda tutti noi, come professionisti, come figli, come persone.


Se questo numero ha acceso curiosità verso la neuropsicologia, o ha fatto riemergere riflessioni sull'invecchiamento, sull'identità, su cosa voglia dire "stare bene cognitivamente" — allora ha già fatto il suo lavoro. La nostra biblioteca cresce proprio qui: dove la scienza incontra l'esperienza umana e si lascia interrogare.


Come studenti o professionisti della psicologia, quanto spazio diamo alla salute cognitiva nella nostra formazione e nel nostro sguardo sul ciclo di vita? È un tema che senti vicino, distante, urgente?


Vuoi condividere il tuo mondo della psicologia o condividere le tue risorse? Inviaci un'email: thedevelopmentallibrary@gmail.com — la nostra biblioteca cresce grazie a te.


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