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Ortoressia: quando il cibo "sano" diventa una gabbia

  • 5 ago
  • Tempo di lettura: 4 min

Articolo scritto in collaborazione con @dott.ssa_giuliagiulivi

Negli ultimi anni il tema dell'alimentazione "pulita" ha guadagnato sempre più spazio, tra social media, influencer del wellness e una crescente attenzione culturale verso ciò che mangiamo. In questo contesto si è fatta strada l'ortoressia nervosa, un termine coniato per la prima volta dal medico Steven Bratman nel 1997 per descrivere persone le cui diete estreme, motivate da ragioni di salute, finiscono paradossalmente per causare malnutrizione o compromettere il funzionamento quotidiano (Bratman, 1997, citato in Koven & Abry, 2015).


Un disturbo ancora senza una definizione condivisa

Nonostante l'interesse crescente della ricerca, l'ortoressia non ha ancora una definizione univoca né criteri diagnostici ufficialmente riconosciuti. Una revisione della letteratura condotta da Cena et al. (2019) ha evidenziato come, pur in assenza di consenso, gli studi disponibili convergono su tre elementi ricorrenti: una preoccupazione ossessiva e patologica per l'alimentazione salutare, conseguenze emotive come ansia e disagio quando le regole alimentari auto-imposte non vengono rispettate, e compromissioni psicosociali significative, spesso accompagnate da malnutrizione o perdita di peso.


Questa assenza di criteri diagnostici condivisi non è un dettaglio marginale: rende più difficile diagnosticare il disturbo, sviluppare strumenti di valutazione affidabili e, di conseguenza, offrire trattamenti mirati (Horovitz & Argyrides, 2023). Gli strumenti psicometrici più utilizzati in ambito clinico e di ricerca, come l'ORTO-15 e l'Orthorexia Self-Test sviluppato dallo stesso Bratman, restano comunque parziali e non sufficienti a cogliere la complessità del fenomeno (Cena et al., 2019).


Quanto è diffusa?

I dati sulla diffusione dell'ortoressia vanno letti con cautela, proprio per l'assenza di strumenti diagnostici validati in modo univoco. Una metanalisi che ha coinvolto oltre 30.000 persone in 18 paesi diversi ha stimato, utilizzando il questionario ORTO-15, che circa il 27,5% dei partecipanti mostrasse sintomi riconducibili all'ortoressia, con percentuali più elevate tra atleti e persone dedite a un'intensa attività fisica (López-Gil et al., 2023). Gli stessi autori sottolineano però che questa percentuale è aumentata nel tempo e va interpretata con prudenza, poiché il questionario ORTO-15 è stato criticato per la sua scarsa validità psicometrica (López-Gil et al., 2024). Altri studi, condotti con strumenti diversi come il Düsseldorf Orthorexia Scale, riportano invece prevalenze molto più contenute, intorno all'1-2% (Rodríguez-Rodríguez et al., 2025). Questa forbice così ampia riflette bene quanto il campo sia ancora in evoluzione.


Chi è più a rischio?

La ricerca ha individuato alcuni fattori associati a un maggior rischio di sviluppare comportamenti ortoressici. Tra questi figurano tratti di personalità come il perfezionismo, un'eccessiva attenzione all'aspetto fisico, la preoccupazione per il peso corporeo, stili di attaccamento insicuri e una storia pregressa di disturbi alimentari (López-Gil et al., 2023). Anche il contesto familiare gioca un ruolo: abitudini alimentari rigide apprese durante l'infanzia o una storia di disturbi alimentari nei genitori sembrano aumentare la vulnerabilità (Rodríguez-Rodríguez et al., 2025). Popolazioni particolarmente esposte includono atleti, professionisti della nutrizione e della salute, e studenti universitari, spesso alle prese con un periodo di vita in cui identità e abitudini alimentari sono ancora in formazione (Horovitz & Argyrides, 2023).


In cosa si differenzia da anoressia e disturbo ossessivo-compulsivo?

Sebbene condivida alcune caratteristiche con altri quadri clinici, l'ortoressia se ne distingue per elementi specifici. A differenza dell'anoressia nervosa, che è primariamente guidata dal desiderio di perdere peso e dalla paura di ingrassare, l'ortoressia è motivata da un'ossessione per la qualità e la purezza del cibo più che per la sua quantità (Horovitz & Argyrides, 2023). Allo stesso tempo, la rigidità delle regole e la componente intrusiva dei pensieri legati al cibo avvicinano l'ortoressia al disturbo ossessivo-compulsivo, sebbene le due condizioni restino distinte sul piano clinico (Horovitz & Argyrides, 2023).


È possibile intervenire

Anche in assenza di linee guida terapeutiche specifiche e validate, gli approcci più utilizzati nella pratica clinica si ispirano ai trattamenti già impiegati per gli altri disturbi del comportamento alimentare, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, che lavora sulla flessibilizzazione delle regole alimentari rigide e sulla gestione dell'ansia legata al cibo (Horovitz & Argyrides, 2023). Un intervento efficace prevede spesso un lavoro integrato tra psicologo e nutrizionista, capace di affrontare sia la dimensione psicologica ossessiva sia gli eventuali squilibri nutrizionali (McGregor, 2017). Anche in questo caso, però, la mancanza di protocolli standardizzati resta una delle principali sfide aperte per la ricerca e la clinica.


Perché resta invisibile

Uno degli aspetti più insidiosi dell'ortoressia è la sua invisibilità sociale. McGregor (2017) osserva come le persone che ne soffrono vengano frequentemente elogiate per la loro disciplina, ricevendo rinforzi positivi dall'ambiente circostante proprio nel momento in cui il comportamento alimentare diventa più rigido e limitante. Questo meccanismo di approvazione sociale contribuisce a mascherare il disturbo, ritardando la richiesta di aiuto. Il costo di questa invisibilità, tuttavia, è reale: carenze nutrizionali, affaticamento cronico, pensieri intrusivi che occupano gran parte della giornata e un progressivo isolamento sociale (Kalra et al., 2020).


Uscirne è possibile

Proprio perché l'ortoressia non è ancora formalmente riconosciuta come diagnosi autonoma, parlarne apertamente rappresenta un passo fondamentale per favorirne il riconoscimento precoce. Un percorso di supporto psicologico, spesso integrato con una consulenza nutrizionale specialistica, può aiutare le persone a ricostruire un rapporto più flessibile e sereno con il cibo, senza rinunciare al desiderio di prendersi cura di sé.


Riferimenti bibliografici 

Brytek-Matera, A. (2021). Vegetarian diet and orthorexia nervosa: A review of the literature. Eating and Weight Disorders, 26(1), 1–11. https://doi.org/10.1007/s40519-019-00816-3


Cena, H., Barthels, F., Cuzzolaro, M., Bratman, S., Brytek-Matera, A., Dunn, T., Varga, M., Missbach, B., Donini, L. M., Fairburn, C. G., & Dell'Osso, L. (2019). Definition and diagnostic criteria for orthorexia nervosa: A narrative review of the literature. Eating and Weight Disorders, 24(2), 209–246. https://doi.org/10.1007/s40519-018-0606-y


Horovitz, O., & Argyrides, M. (2023). Orthorexia and orthorexia nervosa: A comprehensive examination of prevalence, risk factors, diagnosis, and treatment. Nutrients, 15(17), 3851. https://doi.org/10.3390/nu15173851


Kalra, S., Kapoor, N., & Jacob, J. (2020). Orthorexia nervosa. Journal of the Pakistan Medical Association, 70(7), 1282–1284.


Koven, N. S., & Abry, A. W. (2015). On orthorexia nervosa: A review of the literature and proposed diagnostic criteria. Neuropsychiatric Disease and Treatment, 11, 385–394.


López-Gil, J. F., Tárraga-López, P. J., Hershey, M. S., López-Bueno, R., Gutiérrez-Espinoza, H., Soler-Marín, A., Fernández-Montero, A., & Victoria-Montesinos, D. (2023). Overall proportion of orthorexia nervosa symptoms: A systematic review and meta-analysis including 30,476 individuals from 18 countries. Journal of Global Health, 13, 04087. https://doi.org/10.7189/jogh.13.04087


López-Gil, J. F., et al. (2024). Orthorexia nervosa: Why research based on imperfect measures may still be useful. Journal of Global Health, 14, 03053.


McGregor, R. (2017). Orthorexia: When healthy eating goes bad. Nourish.


Rodríguez-Rodríguez, E., et al. (2025). Orthorexia nervosa: Prevalence among Spanish university students and its effects on cardiometabolic health. [Studio pubblicato su rivista accademica].

 
 
 

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