L’adozione come crescita condivisa tra le generazioni
- 25 nov 2025
- Tempo di lettura: 7 min

Articolo scritto in collaborazione con @simbolicamente_
L’adozione rappresenta un processo trasformativo che coinvolge l’intero sistema familiare, configurandosi come un percorso di crescita condivisa tra le generazioni (Scabini & Cigoli, 2000). Non è un semplice evento, ma una vera e propria transizione familiare: un cambiamento che richiede ai membri della famiglia una rinegoziazione delle relazioni e dei ruoli per ristabilire un nuovo equilibrio. Quando un bambino arriva attraverso l’adozione, ogni componente del sistema è chiamato ad affrontare specifici compiti evolutivi, coerenti con la propria fase del ciclo di vita (Brodzinsky et al., 1998).
La transizione adottiva implica modificazioni profonde nei pattern relazionali, poiché introduce un’origine diversa che deve essere integrata nella continuità della storia familiare. Questo processo non riguarda solo i genitori e il figlio, ma anche i nonni e l’intera famiglia estesa, che diventano parte attiva nella creazione del patto adottivo (Scabini & Cigoli, 2000). Tale patto è il risultato dell’incontro tra il passato del bambino e quello della famiglia adottiva, un incastro unico e irripetibile di bisogni, aspettative e narrazioni.
Guardare all’adozione come crescita intergenerazionale significa quindi riconoscere che ogni generazione porta un contributo essenziale all’integrazione e al benessere del bambino. L’adozione diventa così un ponte tra storie, un luogo di trasformazione reciproca dove identità e legami possono rigenerarsi all’interno di una continuità affettiva rinnovata.
La transizione familiare e i compiti evolutivi intergenerazionali
La transizione familiare è definita come il processo di cambiamento che un sistema affronta a seguito di eventi significativi, come l’ingresso di un nuovo figlio (Carter & McGoldrick, 2005). Tale passaggio richiede un adattamento da parte di tutti i membri, con lo scopo di ristabilire l’omeostasi familiare. La transizione adottiva, in questo senso, rappresenta una delle forme più complesse di riorganizzazione, poiché non introduce solo un nuovo membro, ma anche una storia e un’identità preesistenti che devono essere integrate.
A livello coniugale, la coppia è chiamata a ridefinire significati, aspettative e competenze genitoriali, costruendo un terreno comune che sostenga il nuovo legame (Grotevant & McDermott, 2014). La coesione della coppia rappresenta un fattore protettivo essenziale, poiché offre continuità e sicurezza al bambino durante le fasi di adattamento iniziale. In questo senso, il lavoro interno di entitlement – sentirsi genitori a pieno titolo – è un processo cruciale che permette alla coppia di riconoscersi nel ruolo genitoriale senza ambivalenze.
Dal punto di vista trigenerazionale, la transizione adottiva sollecita anche la famiglia di origine dei genitori, attivando dinamiche legate alla trasmissione dei valori, alla rappresentazione della discendenza e alla capacità di includere il bambino adottato nella continuità familiare. Le tre generazioni devono affrontare compiti evolutivi distinti ma complementari, contribuendo così alla costruzione di un ambiente emotivamente accogliente e coerente.
I compiti evolutivi dei nonni nella transizione adottiva
I nonni occupano una posizione fondamentale nell’equilibrio trigenerazionale, e nell’adozione il loro ruolo assume sfumature particolari e spesso sottovalutate. Uno dei primi compiti evolutivi richiesti loro è quello di “spostarsi indietro”, ovvero lasciare spazio ai figli che diventano genitori, mantenendo fiducia nel progetto adottivo (Scabini & Cigoli, 2000). Questo movimento psicologico ed emotivo non è sempre immediato, poiché può riattivare memorie personali legate alla propria genitorialità o modelli familiari di continuità biologica.
Un secondo compito cruciale è l’accoglienza del bambino come pieno membro della linea familiare. La funzione dei nonni come custodi della memoria generazionale facilita la trasmissione di una narrazione familiare che può diventare contenitiva e integrativa per il bambino (Prati & Pietrantoni, 2016). Il loro sguardo affettivo, libero da responsabilità educative primarie, consente spesso la costruzione di un legame caldo e sicuro, facilitando il radicamento del bambino nella nuova appartenenza.
Infine, i nonni rappresentano una risorsa fondamentale per il sostegno alla coppia genitoriale. Il loro supporto emotivo, logistico e materiale contribuisce a ridurre lo stress della fase iniziale dell’adozione, favorendo un clima familiare più sereno e predisposto all’accoglienza. Quando i nonni riconoscono e legittimano l’adozione, fungono da “amplificatori” dell’appartenenza e facilitano l’integrazione del bambino nell’intero sistema familiare.
I compiti evolutivi dei genitori
Per la coppia, l’ingresso di un figlio adottivo rappresenta un processo trasformativo profondo. Il primo compito evolutivo è l’entitlement, ossia il sentirsi genitori a pieno titolo, senza percepirsi come “genitori secondari” rispetto alla storia precedente del bambino (Brodzinsky et al., 1998). Questo processo implica una rielaborazione delle motivazioni adottive, degli eventuali vissuti di infertilità e delle aspettative legate alla relazione con il figlio.
Un secondo compito riguarda la costruzione dell’adozione sociale: sostenere il bambino nella sua integrazione nei contesti educativi, sociali e comunitari. La famiglia deve diventare un contesto che protegge dall’eventuale stigma e promuove l’inclusione, favorendo l’emergere di una narrazione identitaria positiva (Palacios & Brodzinsky, 2010). Questo implica la capacità di comunicare apertamente l’adozione, normalizzando e integrandola nella storia familiare.
Infine, i genitori sono chiamati a riconoscere il figlio come continuatore della storia familiare, tessendo un ponte tra origini diverse. Tale processo richiede di valorizzare il passato del bambino senza rinnegare o sostituire, ma integrando le storie in una continuità generativa. Questo lavoro rappresenta uno degli elementi più profondi della costruzione della filiazione adottiva.
I compiti evolutivi del figlio
Per il bambino o adolescente adottato, la sfida principale riguarda la costruzione dell’identità personale: un percorso complesso che implica il riappropriarsi delle proprie origini, integrandole con il presente (Grotevant, 1997). Durante l’adolescenza, questo compito assume una valenza ancora più intensa, poiché la ricerca delle proprie radici diventa parte integrante del processo di definizione identitaria.
Un altro compito centrale è la costruzione della filiazione adottiva, ovvero la legittimazione della coppia come propri genitori. Questo passaggio non è immediato e può essere segnato da ambivalenze, soprattutto quando il bambino porta con sé esperienze di perdita o rifiuto. La capacità dei genitori di accogliere queste ambivalenze costituisce un fattore determinante nel rafforzamento del legame.
Infine, il figlio è chiamato a riconoscere la propria appartenenza alla storia familiare, pur con la consapevolezza di origini differenti. Tale processo è favorito dalla narrazione condivisa, dalla coerenza relazionale e dal clima di apertura all’interno della famiglia. Integrando passato e presente, il bambino può costruire una visione di sé che abbraccia continuità e trasformazione.
Il ruolo delle storie nella costruzione dei legami affettivi
La narrazione è uno strumento fondamentale nella costruzione dei legami adottivi, poiché permette di dare senso all’esperienza e di creare connessioni tra le diverse generazioni (Schachter & Ben-Zvi-Assaraf, 2021). Raccontare significa integrare, e integrare significa dare al bambino un posto nella storia familiare senza negare la sua origine.
Per i genitori, la narrazione rappresenta un’occasione per riconoscere la storia pre-adottiva del bambino, valorizzando ciò che ha preceduto l’ingresso in famiglia e rendendolo parte di una trama relazionale più ampia. La capacità di parlare apertamente delle origini, nei tempi e nei modi adatti all’età, rende la storia adottiva un’opportunità di crescita e non una fonte di vergogna o silenzio.
Anche i nonni possono beneficiare di una narrazione chiara e condivisa, che li aiuta a integrare il nuovo membro nella genealogia familiare. La costruzione di storie comuni diventa così un processo continuo, capace di sostenere appartenenza, identità e coesione relazionale.
Le emozioni nella transizione adottiva
La transizione adottiva è attraversata da un ventaglio emotivo complesso. I genitori possono sperimentare entusiasmo e gioia, ma anche timori legati all’inadeguatezza o alla capacità di rispondere ai bisogni del bambino (Brodzinsky et al., 1998). Queste emozioni, spesso presenti simultaneamente, fanno parte del percorso di adattamento e richiedono spazi di elaborazione.
Per il bambino, l’adozione può rappresentare una nuova possibilità, ma anche la riattivazione di paure legate alla perdita o al rifiuto. La presenza costante e prevedibile degli adulti favorisce il superamento di queste incertezze, creando le condizioni per la costruzione del legame.
I nonni, infine, possono vivere un misto di gioia, orgoglio e iniziale confusione. Il loro coinvolgimento emotivo, quando riconosciuto e valorizzato, può trasformarsi in una risorsa affettiva determinante per la famiglia.
La costruzione dell’appartenenza nel sistema allargato
L’inserimento di un figlio adottato non riguarda solo il nucleo familiare ristretto: l’intero sistema allargato è chiamato a rinegoziare ruoli e confini. Zii, cugini e altri membri devono integrare il bambino nella rete relazionale, offrendo messaggi coerenti di riconoscimento e accoglienza (Howe, 2014).
La coerenza tra i messaggi familiari e quelli sociali rappresenta un fattore protettivo essenziale. Quando scuola, amici e comunità accolgono la storia adottiva senza stereotipi, il bambino può sviluppare un senso di appartenenza solido e positivo. L’ambiente sociale contribuisce così alla costruzione della narrazione identitaria, sostenendo il percorso evolutivo.
L’inclusione nel sistema allargato rafforza la rete di sostegno emotivo, offrendo al bambino più luoghi dove sperimentare sicurezza, riconoscimento e affetto. Questa pluralità di legami contribuisce alla costruzione di una base sicura ampia e articolata.
La dimensione culturale nell’adozione
Quando il bambino proviene da un contesto culturale diverso, la famiglia è chiamata a un ulteriore livello di integrazione. Accogliere le tradizioni, i riferimenti culturali e l’identità etnica del figlio non significa solo tutelarlo, ma anche arricchire la storia familiare (Lee, 2003). L’identità bi-culturale diventa una risorsa che amplia lo sguardo di tutte le generazioni.
Prevenire forme di discriminazione e micro-aggressioni è un compito fondamentale della famiglia adottiva, che deve diventare un luogo di protezione e consapevolezza culturale. I genitori hanno un ruolo chiave nel promuovere un ambiente che riconosca e valorizzi la diversità, offrendo al bambino strumenti per affrontare eventuali difficoltà sociali.
Infine, integrare culture diverse rende la famiglia più ricca e complessa, ampliando i significati della continuità generazionale. La dimensione culturale, se accolta con apertura, diventa un ponte tra origini, appartenenze e identità.
Riferimenti bibliografici
Brodzinsky, D. M., Schechter, M. D., & Henig, R. M. (1998). Being adopted: The lifelong search for self. Anchor Books.
Carter, B., & McGoldrick, M. (2005). The expanded family life cycle: Individual, family, and social perspectives (3rd ed.). Allyn & Bacon.
Grotevant, H. D. (1997). Coming to terms with adoption: The construction of identity from adolescence into adulthood. Adoption Quarterly, 1(1), 3–27.
Grotevant, H. D., & McDermott, J. M. (2014). Adoption: Biological and social processes linked to adaptation. Annual Review of Psychology, 65, 235–265.
Howe, D. (2014). Adoption across the lifespan. Palgrave Macmillan.
Lee, R. M. (2003). The transracial adoption paradox: History, research, and counseling implications. The Counseling Psychologist, 31(6), 711–744.
Palacios, J., & Brodzinsky, D. M. (2010). Adoption research: Trends, topics, outcomes. International Journal of Behavioral Development, 34(3), 270–284.
Prati, G., & Pietrantoni, L. (2016). Famiglie adottive e resilienza. Il Mulino.
Scabini, E., & Cigoli, V. (2000). Il familiare: Legami, simboli e transizioni. Raffaello Cortina Editore.
Schachter, E. P., & Ben-Zvi-Assaraf, O. (2021). Narrative identity in family contexts. Journal of Family Theory & Review, 13(2), 266–283.



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