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Gli strumenti compensativi non sono "scorciatoie": scardiniamo il mito della "via facile"

10 set
Tempo di lettura: 3 min

Articolo scritto da  @dott.ssa.giorgia.tutordsa


Quando si parla di DSA, il discorso cade quasi subito sugli strumenti compensativi: la sintesi vocale, il computer, la calcolatrice, i programmi per le mappe, i registratori.


Eppure, nei corridoi delle scuole, nelle chat dei genitori e persino a casa, continua a girare un’idea sbagliata e un po’ insidiosa: “Eh, ma così son bravi tutti”, “Con il computer è più facile”, “Le mappe sono un aiuto sbilanciato rispetto ai compagni”.


È il mito della "scorciatoia". L’errore di fondo sta nel confondere uno strumento di accessibilità con un favore o un privilegio. È ora di chiarire cosa sono davvero questi strumenti e perché usarli non ha nulla a che fare con il "barare".


Confondere la parità con il privilegio

Per capire a cosa serve davvero uno strumento compensativo, basta pensare agli occhiali da vista. Se un bambino è molto miope e non vede la lavagna, a nessuno verrebbe in mente di dirgli: “Dai, impegnati di più senza occhiali” oppure “Mettere gli occhiali è una scorciatoia, i tuoi compagni leggono da soli”.


Gli occhiali non rendono più intelligente chi li porta e non leggono al posto suo. Semplicemente gli permettono di vedere la lavagna esattamente come gli altri.


Con gli strumenti compensativi succede la stessa identica cosa:

  • La sintesi vocale non capisce il testo al posto dello studente. Si limita a superare l'ostacolo della decodifica della lettura — cioè la fatica di trasformare i segni scritti in suoni — per permettergli di concentrarsi sul significato delle parole.

  • La calcolatrice non ragiona sul problema di matematica. Fa i calcoli puri e semplici (dove sta la difficoltà automatica per chi ha la discalculia), lasciando al ragazzo il compito di capire quale ragionamento applicare.

  • Le mappe concettuali non studiano la lezione da sole. Servono a organizzare le idee in modo visivo, aiutando chi fa fatica a tenere a mente troppe informazioni insieme o a scrivere rapidamente.


Usare uno strumento richiede comunque fatica

Pensare che la tecnologia renda tutto "immediato" significa ignorare l'impegno che serve per imparare a usarla.


Imparare a studiare con la sintesi vocale non è automatico. Il bambino deve allenare un ascolto molto attivo, regolare la velocità della voce digitale, seguire le parole con gli occhi mentre l'audio scorre e sottolineare le cose importanti. È un lavoro mentale tutt'altro che banale.


Allo stesso modo, costruire una buona mappa richiede di saper sintetizzare, collegare i concetti e scegliere le parole chiave. Non è un riassunto pronto, è una rielaborazione personale e impegnativa.


Lo strumento compensativo non toglie lo sforzo di studiare: toglie solo la fatica nei passaggi automatici che per chi ha un DSA sono un ostacolo, liberando energie per capire e imparare.


Il peso delle parole e del giudizio

Il mito della "scorciatoia" non è solo un errore di valutazione scolastica, ma fa male anche a livello emotivo.


Quando un ragazzo sente dire che la calcolatrice o il tablet sono un "aiuto da pigri", finisce per viverla male:

  • Ha vergogna di usarli: Molti studenti rifiutano la sintesi vocale in classe o nascondono la calcolatrice nel banco per paura di sembrare diversi o di farsi giudicare dai compagni.

  • Non si gode i successi: Quando prende un bel voto usando i suoi strumenti, rischia di pensare che sia merito del computer e non del suo studio.

  • Accumula frustrazione: Dover giustificare continuamente qualcosa che gli spetta diventa una fonte di stress costante.


Dall'uguaglianza all'equità

Per uscire da questo malinteso bisogna passare dall'idea di uguaglianza a quella di equità.

  • Uguaglianza significa dare a tutti la stessa identica cosa (lo stesso libro, lo stesso tempo, lo stesso foglio). Ma se le condizioni di partenza non sono uguali, dare a tutti la stessa cosa lascia le differenze esattamente dove sono.

  • Equità significa dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno per arrivare allo stesso traguardo.


Uno strumento compensativo non regala voti, non abbuona le pagine da studiare e non sostituisce l'impegno. È semplicemente un ponte tra le capacità del ragazzo e l'ostacolo pratico legato al suo disturbo.


Cosa possiamo fare nel quotidiano?

  • Normalizzare i diversi modi di studiare: Far capire a ragazzi e bambini che ognuno impara a modo suo e usa i mezzi che gli servono per riuscirci.

  • Guardare al sostanza, non al mezzo: Dare valore a quello che lo studente ha capito ed espresso, poco importa se lo ha scritto a mano, digitato sulla tastiera o dettato a voce.

  • Costruire l'autonomia: Aiutare i ragazzi a vivere lo strumento non come una "protesi da nascondere", ma come il proprio metodo di lavoro quotidiano, da usare con sicurezza.


Smettere di parlare di "scorciatoie" è il primo passo per giudicare i ragazzi con DSA per quello che pensano, imparano e valgono davvero, restituendo il giusto valore a tutto l'impegno che mettono ogni giorno a scuola.

 
 
 

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