ARFID: un disturbo alimentare ancora poco conosciuto
- 7 ago
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Articolo scritto in collaborazione con @dott.ssa_giuliagiulivi
L'Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder (ARFID) è stato introdotto come categoria diagnostica autonoma nel DSM-5, sostituendo e ampliando la precedente definizione di "disturbo della nutrizione dell'infanzia o della prima fanciullezza" (American Psychiatric Association, 2022). A differenza di anoressia e bulimia nervosa, l'ARFID non è motivato dal desiderio di controllare il peso o la forma corporea, ma da un evitamento o da una restrizione dell'assunzione di cibo che può derivare da tre meccanismi, spesso compresenti: ipersensibilità sensoriale verso caratteristiche specifiche del cibo, paura di conseguenze avverse legate all'atto di mangiare (come soffocamento o vomito), e scarso interesse per il cibo o per l'alimentazione in generale (American Psychiatric Association, 2022; Zickgraf & Ellis, 2018).
Quanto è diffuso
Le stime di prevalenza variano molto a seconda del contesto. Una revisione sistematica sull'epidemiologia dell'ARFID in età infantile e adolescenziale ha rilevato che gli studi condotti su campioni non clinici riportavano stime di prevalenza comprese tra lo 0,3% e il 15,5%, mentre la maggior parte degli studi condotti nei servizi specialistici per i disturbi alimentari riportava tassi di prevalenza del 5%–22,5%, e tre studi condotti in cliniche specialistiche per l'alimentazione mostravano i tassi più elevati, compresi tra il 32% e il 64% (Sanchez-Cerezo et al., 2023). La stessa revisione ha rilevato che la comorbilità psichiatrica era frequente in questa popolazione, in particolare i disturbi d'ansia (9,1%–72%) e il disturbo dello spettro autistico (8,2%–54,75%) (Sanchez-Cerezo et al., 2023). Questa variabilità riflette sia la relativa novità della diagnosi sia la mancanza, fino a poco tempo fa, di strumenti di screening standardizzati a livello internazionale.
Come si valuta clinicamente
Uno degli sviluppi più importanti dell'ultimo decennio riguarda proprio gli strumenti di valutazione. Il colloquio clinico più completo attualmente disponibile è il PARDI (Pica, ARFID, and Rumination Disorder Interview), che permette non solo di confermare la diagnosi ma anche di misurare la gravità di ciascuno dei tre profili — sensoriale, da scarso interesse, da paura delle conseguenze — e l'impatto funzionale del disturbo (Bryant-Waugh et al., 2022). Accanto al PARDI, che richiede circa 45 minuti e personale formato, sono stati sviluppati strumenti più rapidi come l'EDA-5 e il modulo ARFID dell'EDE, oltre a questionari di autovalutazione come il NIAS (Nine Item ARFID Screen) e il PARDI-AR-Q, pensati per un primo screening quando un colloquio clinico strutturato non è praticabile (Bryant-Waugh et al., 2022; Zickgraf & Ellis, 2018). Nella pratica clinica, quando c'è il sospetto di ARFID, le linee guida raccomandano di affiancare sempre una valutazione psicologica a una valutazione medica, per escludere cause organiche e monitorare eventuali carenze nutrizionali (Clinical Management of ARFID, 2021).
Diagnosi differenziale: distinguere l'ARFID da altri quadri
Uno dei nodi clinici più delicati è la distinzione tra ARFID e altri disturbi con cui condivide alcune manifestazioni superficiali:
ARFID vs anoressia nervosa: entrambi comportano restrizione alimentare, ma nell'anoressia la restrizione è guidata dalla paura di ingrassare e da un'alterata percezione dell'immagine corporea, elementi assenti nell'ARFID (American Psychiatric Association, 2022).
ARFID vs selettività alimentare "fisiologica": un framework utile per la pratica clinica è quello del BBI (Behaviour, Belief, Impairment), che invita a valutare non solo il comportamento alimentare ma anche le credenze sottostanti e, soprattutto, l'impatto funzionale sulla vita della persona (Clinical Management of ARFID, 2021).
ARFID vs disturbi gastrointestinali: nei pazienti con disturbi dell'interazione intestino-cervello la restrizione alimentare può nascere come strategia per evitare sintomi digestivi, sviluppando nel tempo un quadro sovrapponibile all'ARFID; si stima che una quota rilevante di questi pazienti presenti sintomi ARFID-correlati (Journal of Clinical Psychology in Medical Settings, 2026).
Comorbilità e fattori di rischio
L'ARFID raramente si presenta in modo isolato. È associato con particolare frequenza a disturbi d'ansia e, in una quota rilevante di casi, a condizioni dello spettro autistico: una recente meta-analisi ha stimato tassi di co-occorrenza tra autismo e ARFID considerevolmente più alti rispetto alla popolazione generale (Sader et al., 2025). Anche l'ADHD risulta più frequente in questa popolazione clinica, così come i disturbi gastrointestinali funzionali già menzionati.
Cosa succede se non viene riconosciuto
L'ARFID può insorgere a qualunque età, ma tipicamente emerge nell'infanzia; se non identificato, tende a persistere fino all'età adulta, complicando progressivamente con altre condizioni mediche o psichiatriche (StatPearls, 2024). Negli adulti, il quadro clinico può manifestarsi in modo diverso rispetto ai bambini — meno legato all'evitamento evidente e più radicato in abitudini alimentari croniche e ristrette, spesso mascherate da una vita sociale organizzata per evitare situazioni a rischio (cene fuori, viaggi, contesti nuovi). Le conseguenze mediche possono includere carenze vitaminiche e minerali, calo ponderale significativo, arresto della crescita nei bambini, e nei casi più gravi la necessità di supporto nutrizionale artificiale (Clinical Management of ARFID, 2021).
Come si interviene
Fino a pochi anni fa mancava un protocollo di trattamento specifico per l'ARFID, spesso adattato da approcci pensati per anoressia e bulimia, con risultati limitati proprio perché la psicopatologia sottostante è diversa. Un cambiamento significativo è arrivato con lo sviluppo della CBT-AR (Cognitive-Behavioral Therapy for ARFID), un protocollo strutturato in fasi che integra psicoeducazione, pianificazione del trattamento personalizzata sul profilo del paziente ed esposizione graduale al cibo (Thomas & Eddy, 2018). Il modello prevede il coinvolgimento della famiglia nei casi pediatrici e un adattamento del percorso in base all'età e alla gravità del quadro, con particolare attenzione a costruire fiducia prima di procedere con le esposizioni, elemento cruciale quando la restrizione nasce da paura o trauma.
Perché parlarne
Il ritardo diagnostico resta uno dei problemi principali: molte famiglie e molti adulti convivono per anni con l'ARFID pensando si tratti solo di "capricci" o di un carattere difficile a tavola. Gli strumenti di valutazione oggi disponibili permettono un riconoscimento più tempestivo e accurato, condizione essenziale per intervenire prima che si consolidino carenze nutrizionali importanti o un evitamento così radicato da compromettere in modo significativo la qualità della vita.
Bibliografia (APA 7)
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.).
Bryant-Waugh, R., Micali, N., Cooke, L., Lawson, E. A., Eddy, K. T., & Thomas, J. J. (2022). Development of the Pica, ARFID, and Rumination Disorder Interview (PARDI): A multi-informant, semi-structured interview of feeding disorders across the lifespan. International Journal of Eating Disorders.
Sader, M., Weston, A., Buchan, K., Kerr-Gaffney, J., Gillespie-Smith, K., Sharpe, H., & Duffy, F. (2025). The co-occurrence of autism and avoidant/restrictive food intake disorder (ARFID): A prevalence-based meta-analysis. International Journal of Eating Disorders, 58(3), 473–488. https://doi.org/10.1002/eat.24369
Sanchez-Cerezo, J., Nagularaj, L., Gledhill, J., & Nicholls, D. (2023). What do we know about the epidemiology of avoidant/restrictive food intake disorder in children and adolescents? A systematic review of the literature. European Eating Disorders Review, 31(2), 226–246. https://doi.org/10.1002/erv.2964
Thomas, J. J., & Eddy, K. T. (2018). Cognitive-behavioral therapy for avoidant/restrictive food intake disorder: Children, adolescents, and adults. Cambridge University Press.
Zickgraf, H. F., & Ellis, J. M. (2018). Initial validation of the Nine Item Avoidant/Restrictive Food Intake disorder screen (NIAS): A measure of three restrictive eating patterns. Appetite, 123, 32–42. https://doi.org/10.1016/j.appet.2017.11.111



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