Immaginate un anziano con depressione grave che, dopo settimane di silenzio, riprende a cantare durante una sessione di musicoterapia. Oppure un bambino con un disturbo dello sviluppo che, attraverso il gioco drammatico, riesce per la prima volta a nominare ciò che prova. Non sono aneddoti romantici: sono esiti clinici documentati di un approccio terapeutico che ancora troppo spesso viene sottovalutato, quando non apertamente ignorato. Si chiama terapia ricreativa, e vale la